Parcheggi abusivi del moralista Rienzi

I tassisti di Roma mettono sul web la foto della Mercedes del
presidente del Codacons ferma nell’area riservata alle auto pubbliche.
Lui prima nega: "La macchina non è mia". Poi confessa

Roma - Sì che lo avete visto l’avvocato Carlo Rienzi. Una conoscenza fin troppo dettagliata, considerato che il presidente del Codacons spesso e volentieri si fa fotografare in mutande: non proprio il massimo per uno che si vanta di non abbassarsi mai le braghe davanti ai potenti. Ma come, davanti ai potenti no, e davanti a donne e bambini sì? Avvocato, lei ha una bella faccia simpatica; punti su quella e lasci perdere il resto, anche perché a una certa età pancetta e rotolini dell’amore non sono un bello spettacolo. Così come non è edificante vedere il mitico «GMR» (Grande Moralizzatore Rienzi) parcheggiare la sua auto nell’area riservata alla sosta dei taxi.
Ma cosa c’è di più veniale di una mini-infrazione al Codice stradale? Nulla, per i comuni mortali. Ma se la furbata viene dal nostro «GMR», allora le cose cambiano: lui, infatti, ha creato la sua fortuna (professionale ed economica) smascherando i furbi d’Italia. Ragion per cui, dall’avvocato Rienzi sarebbe legittimo attendersi sempre un comportamento irreprensibile, parcheggio compreso. E invece i tassisti hanno pizzicato il Signor Anti-Illegalità in flagranza di illegalità. La foto - prontamente pubblicata sul web - incastra senza appello l’automobilista Rienzi: la sua Mercedes bianca è stata immortalata in piazza San Silvestro nello spazio delimitato dalla scritta «Taxi».

Imputato Rienzi, come risponde all’accusa? Ma quale imputato e imputato: Rienzi, da principe del Foro qual è, sulle prime traccheggia («Non può essere... io ho una Tuareg azzurra...»); ma poi fa una mezza ammissione («Chi è senza peccato scagli la prima pietra... Va be’, diciamo che non mi ricordo...»). L’avvocato Rienzi, a questo punto, prova a battere il record di giramento della frittata: «Forse non ero io. Però il problema dei parcheggi resta ed è gravissimo, va denunciato: per questo ho voluto confessare a tutti, senza bisogno di essere pedinato e fotografato, che spesso lascio la macchina in doppia, anche tripla fila...». Bravo Rienzi, record battuto! Con tanto di provocatorio mea culpa: «Faccio una cosa che è davvero uno schifo, lo ammetto. Ma è meglio essere credibile e non raccontare bugie...». Lui, al Corriere della Sera, preferisce raccontare verità scomode: «La piaga di Roma è la doppia e tripla fila. E la colpa è sempre dei vigili...». Dei vigili? «Il problema è che non ci sono proprio, in giro. Non si vedono nelle piazze, nelle strade. O sono pochi o stanno tutti in ufficio. Io ho fatto decine di denunce sull’assenza dei vigili urbani in centro come in periferia, vorrei tanto essere punito e pagare le multe...».

Scusi Rienzi, ma ora fa pure l’offeso? Insomma, da accusato si trasforma in accusatore? Ma il patron del Codacons non coglie l’ironia e procede come un’auto contromano: «A Roma gli automobilisti circolano in un regime di impunità. Nei controviali sono parcheggiate file intere di auto. Risultato? La mia Tuareg non passa e mi si rompe lo specchietto...».

Ma il complotto ai danni del povero Rienzi non finisce qui: «I tassisti mi odiano, si vogliono vendicare. E sa perché? Per tutti i processi in cui il Codacons si è costituito parte civile per le loro truffe. Perché abbiamo impugnato la delibera del sindaco che consentiva agli indagati per vari reati di riprendersi la licenza». Campagne in difesa dei cittadini, per la quale Rienzi avrebbe rischiato pure la vita: «È stato una decina d’anni fa: un tassista mi investì volontariamente, facendo manovra, mentre camminavo con mio figlio su una pista ciclabile. Naturalmente ho fatto causa, l’ho vinta e mi ha risarcito...».
Anche in caso di caduta, Rienzi è uno che si rialza subito. E più battagliero di prima. Sempre che trovi un parcheggio libero...