Parcheggio a Sant’Ambrogio Archiviazione per il sindaco

La parole più dure le aveva spese Vittorio Sgarbi, all’epoca assessore alla cultura di Palazzo Marino. «Non si può deliberare contro la civiltà e la cultura cristiana - aveva detto il critico d’arte -, perché una cosa sono i valori, altro sono le opportunità utilitaristiche. Sant’Ambrogio è il patrono di Milano e ha il più alto valore simbolico; l’area della Basilica è sacra come quella del Duomo di Milano e quella di San Pietro a Roma». E in effetti, in molti avevano vissuto quel cantiere come una ferita alle radici della città. Qualcuno - come l’associazione Italia Nostra - aveva anche presentato un esposto in Procura contro il progetto per la realizzazione di un parcheggio sotterraneo. E così era stata aperta un’inchiesta, con una sequela di nomi eccellenti iscritti nel registro degli indagati: da Alberto Artioli, soprintendente per i Beni architettonici e del paesaggio di Milano, a Mario Turetta, direttore regionale ai Beni culturali. Ultima, il sindaco Letizia Moratti, per cui il pm aveva ipotizzato i reati di danneggiamento aggravato e violazione del testo unico sui beni culturali. Ieri, il giudice per le indagini preliminari Gaetano Brusa ha chiuso il capitolo, archiviando l’inchiesta e sottolinando come non siano stati ravvisati ipotesi di reato. «La procedura speciale - scrive il gip - non risulta viziata da illegittimità». Tuttavia, ribadisce il magistrato, «resta fermo il dovere del ministero per i Beni ambientali di vigilare».
L’archiviazione, tra l’altro, era stata chiesta dallo stesso pubblico ministero Paola Pirotta al termine dell’inchiesta nata nel 2007 dagli esposti dell’associazione Italia nostra a e del Comitato di cittadini impegnati nella tutela di piazza Sant’Ambrogio contro la realizzazione del garage sotterraneo di cinque piani per 581 posti. Una voragine nel cuore di Milano che aveva scatenato un fiume di polemiche. Sotto accusa, in particolare, c’era la costruzione della rampa di accesso al parcheggio. Inizialmente, nel fascicolo contro Artioli, Turetta e Moratti, il pm Pirotta contestava il via libera all’esecuzione delle opere nella presunta violazione delle normative ambientali in un luogo sottoposto a tutela. Proprio la realizzazione della rampa, secondo gli esposti presentati, avrebbe alterato la natura e la qualificazione estetica della piazza, in cui sorge la basilica uno dei beni culturali e architettonici vincolati della città. Il pm, però, aveva chiesto l’archiviazione perché tale vincolo riguarda la piazza come bene culturale, ma non il sottosuolo. E dunque il parcheggio. Proprio quell’opera, si leggeva in una delle denunce presentate da un comitato di cittadini, veniva considerato «incompatibile con il carattere storico e artistico della piazza». Il pm, il 19 giugno scorso, aveva chiesto il sequestro di una parte della piazza dove dovrebbe sorgere la rampa, sostenendo che «il provvedimento della Giunta in sè già deteriora il bene protetto di interesse storico e artistico». Il gip però aveva negato il sequestro, evidenziando la «discrezionalità delle scelte dell’amministrazione».
Ora, chiuso il versante giudiziario, il Comune intende portare a termine i lavori. Il sindaco Moratti, in una lettera al Giornale, ha garantito: «I lavori per la realizzazione del parcheggio inizieranno entro la fine di novembre e si concluderanno nel giro di tre anni».