Parchi nazionali, la gestione andrà ai privati

Quella annunciata ieri dal ministro all’Ambiente Stefania Prestigiacomo è una rivoluzione completa del sistema di gestione dei Parchi nazionali: ieri al convegno «Symbola» a Montefalco il ministro ha prospettato l’ingresso di soggetti privati nella gestione degli oltre 800 tra parchi e aree protette, veri gioielli di biodiversità disseminati da nord a sud per tutta la penisola.
«La situazione attuale della gestione dei Parchi - ha denunciato la Prestigiacomo - è una sorta di poltronificio: non dico di privatizzare i Parchi - ha sottolineato -, la proprietà resterà sempre pubblica, ma privata dovrà essere la loro gestione». Prestigiacomo, che ha ipotizzato di creare delle fondazioni per gestire i parchi, ha poi spiegato l’intento sociale della sua iniziativa: «Per dare la possibilità di organizzare delle iniziative nei parchi italiani e non escludere la popolazione dalla loro fruizione». Del resto «trovare risorse è sempre più difficile - ha sottolineato il ministro - e per questo, salvaguardando l'interesse pubblico, potremmo sperimentare questa nuova strada». Un annuncio corollario di un progetto a 360 gradi di «svecchiamento» del dicastero verde, progetto che partirà proprio da provvedimenti sul personale amministrativo. Il ministro ha infatti puntato l’indice sui direttori generali del ministero che «sono lì da trent’anni». «Sono vecchi marpioni - ha ripetuto più volte - che hanno in mano decisioni importanti». Indice di questa volontà di ringiovanimento del ministero la nomina da parte del Consiglio dei ministri, venerdì scorso, di un segretario generale del ministero all’Ambiente di trentasette anni, Marco De Giorgi.
Scontate le polemiche e le proteste che l’annuncio del ministro ha scatenato: oggi il circuito dei parchi, secondo gli ultimi dati disponibili, offre infatti lavoro a oltre 80mila persone, di cui 4mila impiegati diretti negli enti di gestione. Immediata la replica di Sebastiano Venneri, vicepresidente di Legambiente, secondo cui «i privati non sono la risposta ai problemi dei parchi, ma rischiano semmai di esserne la saracinesca». Il Wwf invece punta a sottolineare che «qualunque riforma dovrà mantenere alcune regole fondamentali che non sminuiscano il ruolo dei parchi stessi», senza stravolgere una «ottima» legge quadro sui parchi.