«Parchi più sicuri e lotta ai falsi i miei successi»

«Ho 70 anni, lascio per godermi i nipoti. Il sindaco mi ha sempre difeso. Il mio successore? La sua onestà è a prova di bomba»

Mezzo secolo in uniforme. Per 42 anni ha indossato la divisa dei Carabinieri, per otto è stato al comando della Polizia municipale di Milano. «Se rinascessi, lo rifarei. Ho vissuto un’esperienza esaltante e sono orgoglioso di aver servito una città meravigliosa», confessa Antonio Chirivì. Ha lo sguardo lucido e sembra lontano anni luce dall’immagine di ex generale tutto d’un pezzo con cui è stato dipinto dal 1997, quando il sindaco Gabriele Albertini lo scelse per comandare un corpo di 2mila ghisa, diventati negli anni 3.300. I momenti grigi non sono mancati. Le polemiche della Lega che ne ha chiesto a ripetizione le dimissioni, il muro contro muro con i ghisa che non accettavano di buon grado le regole ferree imposte dal comandante, attento non solo all’operato ma anche all’immagine dei suoi ghisa. E ovviamente le critiche dei milanesi tartassati dalle multe. «Non sono mai soddisfatto del mio lavoro, e conseguentemente neanche di quello dei miei collaboratori - ammette Chirivì -. Tantissime cose avrei voluto fare, ma sono soddisfatto per quello spirito di fierezza e orgoglio di appartenenza alla polizia municipale che ho riscontrato in una grossissima percentuale di agenti». Nel suo discorso di commiato ieri ha ringraziato Albertini per averlo «difeso con fermezza, in almeno due circostanze», quando dopo la nevicata del 2002 fu contestato dalla Lega, che ne chiese anche le dimissioni, e quando venne attaccato duramente dai residenti di via Paolo Sarpi. «Per difendermi avrei potuto scaricare le responsabilità su altri - spiega Chirivì -, ma da comandante ho ritenuto di dovermi assumere in pieno le responsabilità. E il sindaco mi ha difeso dagli attacchi».
Polemiche sono nate spesso anche dai suoi uomini, ma «ho sempre detto che i comandanti non possono essere amati da tutti i loro collaboratori - afferma Chirivì -, se accadesse sarebbe un cattivo segno. Sicuramente c’è gente che non condivideva il mio operato e il mio atteggiamento, ma penso che fossero loro dalla parte sbagliata, perché io cercavo soprattutto di perseguire l’interesse dei cittadini». Le dimissioni, sorride, «mi sono state chieste in continuazione, ma oggi, a 70 anni, vado via di mia spontanea volontà. Ora vado a casa, a godermi la mia famiglia e i miei due nipoti». Chirivì ricorda i traguardi, «dal contrasto all’abusivismo commerciale ai 160 arresti nei parchi. Azioni che i ghisa neanche si sognavano di fare». Del suo successore, Emiliano Bezzon, dice che «sarà un comandante degno, è un ufficiale preparato e riesce a farsi seguire dai suoi collaboratori. E la sua onestà è a prova di bomba». Ai suoi uomini, raccomanda di essere «polizia di prossimità, vicini alle istanze dei cittadini. Non è facile attirare simpatie quando bisogna sanzionare, ma con onestà e rispetto riuscirete a farvi rispettare. Viva la polizia municipale di Milano».