Parco delle Cave, 300 in corteo: «Non toglietelo a Italia Nostra»

Cadeo: «Palazzo Marino ha il dovere di ascoltare anche le altre associazioni»

«Uniti per un parco unito»: è questo lo slogan della manifestazione organizzata ieri dal Comitato delle Associazioni per la Salvaguardia del Parco delle Cave. Circa trecento persone hanno marciato da Largo Cairoli a Palazzo Marino per chiedere a gran voce l’intervento del sindaco: famiglie con bambini, anziani, ciclisti, ortisti, pescatori. In una parola persone «normali», non certo habitué della piazza e della contestazione, ma cittadini affezionati al loro parco, «un vero paradiso», come dice un’anziana signora a braccetto con un’amica. Una piccola rappresentanza delle 16mila persone che hanno firmato una petizione diretta al sindaco Moratti.
La protesta è solo l’ennesimo capitolo della storia del braccio di ferro in corso con l’amministrazione comunale. Protagonista il parco ad ovest della città che, dopo essere stato per anni zona di spaccio, discariche e occupazioni abusive, oggi è uno degli spazi verdi più grandi e vivibili della città. «Merito dei nove anni di gestione di Italia Nostra» afferma il Comitato che si chiede: «Perché cambiare una squadra vincente?». Pomo della discordia è la delibera di indirizzi che a giorni dovrà essere studiata dal consiglio comunale. Obiettivo: definire i termini del rinnovo della convenzione con Italia Nostra che, almeno per il momento, non sarebbe in discussione perché, dice l’assessore Maurizio Cadeo, «vogliamo che l’associazione continui ad occuparsi della progettazione e della manutenzione del parco, come ha fatto negli ultimi anni». I punti contestati dal comitato sono essenzialmente due: quello in cui l’amministrazione si riserva, qualora una o più associazioni presenti nel parco ne facciano richiesta, la facoltà di affidare a loro una o più attività oggetto dell’accordo di collaborazione (con Italia Nostra) o di valutarne il preventivo assenso in caso di interventi nel territorio. «Con queste clausole si metterebbe in crisi il modello del gestore unico che ha funzionato così bene in tutti questi anni - spiega Camillo Navoni, portavoce del comitato di salvaguardia -. Il fatto di avere più interlocutori rischia di rallentare qualunque lavoro e far lievitare i costi». «Questo è il Paese dei comitati - sbotta Cadeo - come se l’amministrazione fosse una minaccia da cui i cittadini devono difendersi». Al contrario, aggiunge l’assessore, «proprio perché stiamo parlando di un bene pubblico, quindi di tutti i cittadini, l’amministrazione non può delegare tutta la responsabilità ad un’associazione, ma ha il diritto, anzi il dovere, di controllarne la gestione e di ascoltare anche le altre realtà che vivono il parco».
«Sono andato a parlare con l’associazione degli arcieri, ma anche con i frequentatori del bocciodromo, con gli ortisti - racconta Cadeo -. Mi sembra giusto ascoltare anche le loro esigenze, senza con questo sminuire il ruolo di Italia Nostra». Certo, aggiunge l’assessore, se non si dovesse raggiungere un accordo l’amministrazione potrebbe anche decidere di indire un bando di gara e valutare la proposta migliore. «Noi vorremmo continuare a occuparci del parco come abbiamo fatto fino ad ora, colloquiando con le associazioni ma avendo l’autorevolezza necessaria per portare a termine gli obiettivi - commenta Alberto Ferruzzi, presidente di Italia Nostra -. Ovviamente il parco appartiene al Comune che può gestirlo come meglio crede».