Il parco giochi della Milano in tiro tra starlette, coca e sogni di gloria

L’agente e il fotografo? Nessuno vuole parlarne. Gli ex amici fingono di non conoscerli

da Milano

Visto così somiglia un po’ a un luna park. Che si illumina dopo il crepuscolo. Centocinquanta metri di strada larga trenta, più una traversa che sfocia in un dedalo di viuzze. Hollywood, Loolapalosa, Tocqueville, appena più defilato il giardino dell’Executive che sul retro si apre agli happy hour estivi. E poi una sequela di bar, gelaterie, ritrovi vari. Tutti rigorosamente «in». Ecco corso Como, Milano, il luna park per adulti dove, racchiuso in una sorta di quadrilatero, un buon terzo della Milano in «tiro» gioca a far «immagine». Quella del dopo mezzanotte, della vita comincia adesso, la sera è ancora giovane. La bazzicano i vip e poi, per guardarli, ci si aggiunge il resto del mondo.
Fabrizio Corona? Uno di casa da queste parti, abita anche in zona. Come Lele Mora, il padre padrone di tanti piccoli divi formato tv e di tanti aspiranti tali. Dalla sua casa di piazzale Loreto non impiegava più di 10 minuti per animare le domeniche dell’Hollywood. Lui, gli amici (soprattutto amiche) e il famoso resto del mondo che guarda, prova a infiltrarsi e paga. Quanto vale un «c’ero anch’io»?.
Pensare che in questo parco divertimenti la polvere bianca che accende le notti e le rende euforiche fino all’alba non scorra libera sarebbe come sostenere che in un saloon del west non si bevano alcolici. Intorno i Suv lussuosi della Milano che può - anche quando si tratta di balordi - e le tante utilitarie di studentelli e ragazzine coscia lunga del genere «sono iscritta all’università ma faccio la modella. Chi sa mai, forse questa portebbe essere la mia volta buona. L’incontro giusto». Fuori dalla cornice bella e vacua, sostanza poca. Droga tanta. La bamba, in gergo. Quattro ragazzini poco più che diciottenni seduti su un muretto, incuranti degli sguardi, stanno «spalmandone» almeno un paio di grammi sulla custodia di un cd. Sniffano a turno. Guardano strafottenti chi passa troppo vicino. Uno fa il bullo. «I poliziotti? Chi se ne frega, mio zio è un ispettore. Chiamo lui e li rovino tutti». Dentro molte auto la scena si ripete. Non sono coppiette, ma giovanissami che «pippano». «Un colpetto prima di entrare, che c’è di male». Escono da una Golf pulendosi il naso diretti al Loolapalosa.
All’interno dei locali la sicurezza controlla che non si spacci. Certo, come impedire che qualcuno c’è l’abbia in tasca? Può servire per rimorchiare belle ragazze dallo sguardo lascivo e tanto vuoto. Loro, spesso, sono il vero oggetto misterioso. Difficile distinguere tra chi lì sta solo divertendosi e chi invece ci «lavora». Le chiamano «ragazze immagine», devono animare l’ambiente.
Così può capitare che entrando in uno di questi posti, il «pollo di turno» ci lasci lo stipendio. «Io e un mio amico abbiamo speso 900 euro» ci confida uno, mostrando le ricevute. Per chi vuol spendere, un tavolino nel privè si trova. E se si cercano, con la bottiglia arrivano pure le ragazze. «Da noi si sono presentate in quattro. Tutte belle, tutte e quattro straniere. Hanno bevuto, ci hanno fatto consumare e in toilette prima della chiusura due di loro ci hanno fatto divertire». Non sono questi i gradini della scala verso il paradiso dei divi? Vallettopoli non è altro che il mondo, il nostro, e per ora non scoraggia gli aficionados della Milano «in tiro». Si fa solo finta di non conoscere chi è finito nei guai. Il pr arrestato? «Non lavorava da noi», ripetono in coro i vari buttadentro dei vari locali. «Corona? Un arrogante rompi... con quella sua Bentley del caz...», il commento di altri. La festa ricominci. Tutto dimenticato.