Un pareggio che per l’ad vale la vittoria

La resistenza ad oltranza di Arpe non era stata messa in conto. La mediazione finale di Colaninno

da Milano

Il risultato ufficiale è di uno a uno: un pareggio finale tra Geronzi e Arpe. Ma certo si tratta di un risultato strappato da Arpe nei minuti di recupero, quando la partita sembrava già finita. Per questo, come ben sa qualunque sano frequentatore di stadio, è un pareggio che vale una vittoria. Anche se, va detto, il campionato è ancora lungo. E l’impressione, per come si sono svolti i fatti, è quella di trovarsi di fronte a una tregua che di qui a tre o sei mesi potrà dar atto a nuovi sviluppi. Ma per ora, tant’è.
Le cose sono andate pressappoco così: quando nello scorso fine settimana è scattata l’offensiva, anche a mezzo-stampa, nei confronti dell’amministratore delegato, l’obiettivo del suo presidente era quello di ottenerne le dimissioni in tempi stretti, prima ancora del cda convocato ieri per esaminare il bilancio 2006. Tanto che Geronzi avrebbe contattato per tempo Fabio Gallia, ad della Banca di Roma, per sostituire Arpe. Ricevendo un cortese rifiuto. Ma l’ultimatum per le dimissioni, scaduto alle 12 di martedì, è passato senza che Arpe si muovesse di un centimetro. A quel punto Geronzi ha forzato la situazione convocando il patto dei grandi soci e integrando l’ordine del giorno del cda con la richiesta choc: la revoca dell’ad. Il che avrebbe comportato una svolta «al buio», con la scelta obbligata, per la terza banca del Paese, di un ad di transizione all’interno del consiglio: il vicepresidente Paolo Cuccia. Il tutto alla vigilia della presentazione alla comunità finanziaria dei risultati 2006. La partita era diventata di poker, tra due giocatori in sospetto bluff. Ma la posta in gioco era la banca stessa, la sua credibilità sul mercato. Tanto che il balletto dei primi giorni della settimana è costato ben un miliardo di capitalizzazione.
Per questo ieri, verso le 11, a un’ora dal patto, con le posizioni che erano ancora le stesse, Geronzi ha accettato l’intervento mediatore del presidente del sindacato, Vittorio Ripa di Meana, e quello di una sorta di deus ex machina della situazione: Roberto Colaninno, socio e consigliere di Capitalia. Il presidente di Piaggio, pragmatico imprenditore, conosce e stima Arpe dai tempi della scalata a Telecom, ed è amico di Geronzi. Ai due avrebbe detto: «Ma di che state discutendo? Trovate un’intesa nell’interesse di tutti». Così, quasi per caso, Ripa e Colaninno avrebbero «provocato» un incontro tra i due. Che, in privato, hanno parlato per quasi tre ore, facendo slittare il patto al pomeriggio. E trovando, infine, l’equilibrio perfetto: la lettera di scuse di Arpe. Che agli azionisti di Capitalia ha fatto recuperare, in pochi minuti, 500 milioni.