Parenti serpenti

Caro Antonio Socci, puoi schermarti con tutte le provocazioni intellettuali di questa Terra, ma scrivere un articolo su omosessuali & Pacs e titolarlo «E perché no il matrimonio con le scimmie?», come hai fatto ieri, secondo me è una cosa brutta e sgradevole anche per chi ai Pacs non fosse favorevole per niente. Ieri hai rivelato, come se c’entrasse qualcosa, che in India una ragazza di trent’anni si è da poco sposata con un cobra, e che tempo fa un’altra ragazza indiana si è sposata con un cane. Di notizie del genere io ne ho una collezione, se t’interessa: a Mohanpur una bambina di quattro anni ha pure sposato un gatto (con cerimonia davanti a centocinquanta persone) e un pakistano ha dato in moglie la figlia in cambio di duecento piccioni. Ma il partire da questo per scongiurare le coppie di fatto e un certo multiculturalismo, io credo, è una logica che rifiuterebbero anche certi predicatori dell’apocalisse. Rimaniamo sui temi, piantiamola di svolazzare, non sempre il problema è un altro, non sempre il problema è cosmogonico: se dobbiamo parlare di Pacs parliamo di Pacs, non di scimmie e di cani, lascia perdere frasi tipo «ormai la corsa nichilista e vertiginosa e i casi estremi diventano ben presto la norma». Che vuol dire? Che presto qualche nostra amica sposerà un bulldog? Per quanto riguarda il matrimonio con le scimmie, caro Socci, ti presenterei la moglie di qualche mio amico.