Parentopoli romana, cinque persone iscritte nel registro degli indagati

Tra loro anche l'amministrazione delegato dell'Ama Panzironi, che minimizza: «Sono sereno, è soltanto un atto dovuto». Sotto accusa il ruolo del consorzio Elis, che non sarebbe stato titolato alla selezione del personale. Al vaglio degli inquirenti circa 840 assunzioni

Cinque persone sono state iscritte nel registro degli indagati della procura di Roma per abuso d'ufficio e falso nell'ambito dell'inchiesta della cosiddetta «parentopoli» all'Ama, l'azienda municipalizzata capitolina per la raccolta dei rifiuti. Oltre all'amministratore delegato di Ama Franco Panzironi sono indagati anche Gianfrancesco Regard, ex responsabile legale di Ama, Luciano Cedrone, responsabile del personale, Sergio Bruno, presidente del Consorzio Elis, e Ivano Spadoni, dirigente Ama. Secondo gli inquirenti, coordinati dal procuratore aggiunto, Alberto Caperna, la municipalizzata per effettuare le assunzioni delegava una società, la società di selezione del personale Consorzio Elis, risultata non idonea ad effettuare questo tipo di attività perché non iscritta all'albo. In totale sono 840 circa le assunzioni al vaglio degli inquirenti. Due quelle che avevano sollevato particolari perplessità, una del genero dello stesso Panzironi e laltra del figlio del caposcorta del sindaco Gianni Alemanno, peraltro subito dimessosi.
Nei confronti degli indagati sono stati notificati anche degli inviti a comparire: nei prossimi giorni verranno ascoltati in Procura. Ieri mattina si sono svolte anche perquisizioni nella sede dell'Ama in via Calderon de la Barca e in quella della stessa Elis. Gli uomini dell'arma si sono recati anche nell'abitazione dell'amministratore delegato Franco Panzironi. Il quale ieri ha minimizzato l'iscrizione nel registro degli indagati, parlando di «un atto dovuto sul piano formale». «Ho piena fiducia nel lavoro della magistratura - ha detto Panzironi - e spero che le indagini si concludano presto dimostrando la totale estraneità di Ama alle accuse. Sono assolutamente sereno».
Un clima trafelato ma tutto sommato tranquillo si è vissuto ieri per tutto il giorno all'Ama. «Ce lo aspettavamo - dice qualcuno - da quando, due mesi fa, anche qui è scoppiato il caso parentopoli. Quando c'è di mezzo l'abuso d'ufficio i primi che vengono indagati sono sempre l'amministratore delegato e il capo del personale. E così è stato». Nei corridoi dell'azienda municipale per l'ambiente si difende la Elis, definita da più parti come «un consorzio di altissimo livello per la selezione del personale a cui Ama si rivolge dal 2006 (anno a cui risale la prima convenzione), ben prima dell'arrivo di Panzironi. Nel 2009 c'è stata l'ultima grande assunzione di 544 persone (324 operatori ecologici, 200 autisti e 20 interratori). Dopo una prima selezione fatta dai centri dell'impiego della Provincia di Roma (in base all'età e ad altri requisiti standard), l'Elis ne formò 1088. Poi l'Ama ne assunse la metà, anche sulla base delle valutazioni fornite dal consorzio. Sono stati presi tutti ragazzi giovanissimi, di 18, 19 anni».
L'opposizione non condivide questo tentativo di minimizzare l'inchiesta e parte all'attacco. «Chiediamo che il presidente Panzironi rassegni immediatamente le proprie dimissioni nelle mani del sindaco Alemanno», dice Nando Bonessio, presidente dei Verdi del Lazio. «Alemanno rimuova subito Panzironi», chiede il vicepresidente della commissione ambiente di Roma Capitale Athos De Luca, cheaggiunge: «L'atto della magistratura conferma quanto da noi più volte denunciato: una gestione allegra e personalistica che ha trascinato l'azienda in una grave crisi, con il silenzio di questa amministrazione». E c'è anche chi si scaglia contro lo stesso primo cittadino romano: «Siamo garantisti, quindi evitiamo di emettere sentenze prima del tempo. Però già da ora è evidente a tutti la responsabilità politica del sindaco che ha nominato quei vertici all'Ama a cui ora sono arrivati gli avvisi di garanzia, e mi riferisco in particolare all'amministratore delegato Franco Panzironi uomo di fiducia di Alemanno dai tempi del Ministero dell'Agricoltura», proclama il segretario del Pd di Roma, Marco Miccoli.