Pari al San Paolo: Del Piero fa il Maradona ma Napoli non ci casca

Marcello Di Dio

nostro inviato a Napoli

A un passo dal record di Capello (anche se in serie A), si interrompe la serie di vittorie consecutive della Juventus di Deschamps. Poco male, il campionato è ancora lungo e aver superato indenne la trasferta più insidiosa dell’anno è un ottimo viatico sulla strada della promozione. Come era prevedibile attendersi, l’amarcord bianconerazzurra del San Paolo finisce in pareggio, un risultato che può accontentare i torinesi come il tecnico francese non aveva certo nascosto alla vigilia. E alla fine può star bene anche al Napoli che tranne l’ultimo quarto d’ora nel quale stringe d’assedio gli avversari, non sembra mai in grado di mettere sotto la Juve. Ne esce un 1-1 «fratello» minore del pari maturato in Coppa Italia (con seguente lotteria dei rigori favorevole ai partenopei) e comunque giusto.
Il San Paolo mostra l’abito da sera, ovvero quello delle occasioni migliori. D’altronde c’è da onorare una platea televisiva intercontinentale, con almeno 50 milioni di italiani all’estero (dagli Usa al Canada fino all’Australia) sintonizzati per la partitissima della serie B. Settantamila i presenti allo stadio, una grande bandiera celeste avvolge gran parte della tribuna laterale, altre piccoline bianche e azzurre avvolgono una delle due curve. Deschamps aveva ragione a temere l’ambiente di Napoli, caloroso e al tempo stesso ostile. «Finché vivrò, odierò sempre la Juve», recita uno degli striscioni più taglienti nella storica curva B. E a seguire lo spettacolo pirotecnico di petardi e fumogeni, manco fosse la notte di Capodanno. Un elicottero della Polizia sorvola lo stadio e controlla che tutto sia in ordine, supportato da un migliaio tra agenti (anche in borghese) e steward sistemati all’interno e all’esterno del San Paolo.
È la Juventus più debole della stagione quella che sbarca a Fuorigrotta (nel dopo match, Buffon scherzerà: «Visto che c’era, era in ballottaggio anche Pessotto...»): mancano infatti i centrali difensivi titolari, mezzo centrocampo – compreso Nedved -, e il cannoniere Trezeguet. Ma il Napoli, in ritiro forzato da una settimana nel fortino di Castelvolturno, non si fida di un avversario che viene da otto vittorie consecutive e può comunque schierare riserve di «lusso» (vedi Legrottaglie). Così decide di impostare in maniera attenta la partita: difesa a tre che diventa a cinque con gli esterni Montervino e Grava pronti a rientrare sulle avanzate di Camoranesi e Del Piero, centrocampo affollato con Bogliacino che si propone a supporto delle due punte Calaiò e Bucchi. Uno schieramento che deve contrastare l’albero di Natale bianconero, al cui vertice c’è Zalayeta preferito a Boijnov. «La nostra rosa vale circa 30 milioni, quella della Juve 250», aveva dichiarato il direttore generale del Napoli Marino alla vigilia. La squadra di casa chiude bene gli spazi per 25’, cercando di far ripartire le punte sulle quali Legrottaglie e Chiellini fanno buona guardia. Pian piano esce la Juve, con lanci lunghi a superare il centrocampo di casa. E nel finale di tempo arriva anche qualche conclusione: un paio di tiri di Marchisio e una bella azione di Del Piero bloccata con grande scelta di tempo da Giubilato.
Reja sostituisce lo spento Bucchi con Sosa, ma i primi minuti della ripresa mostrano un Napoli più voglioso. L’infortunio di Legrottaglie (gli è uscita la spalla sinistra) costringe Deschamps a rivoluzionare ancora la difesa (con il giovane De Ceglie in campo). È il momento di maggiore sofferenza per i bianconeri, ma in contropiede Del Piero si guadagna una punizione che poi pennella nell’angolino. Gol numero 202 davanti agli occhi di Pessottino e del ct azzurro Donadoni. Furiosa la reazione del Napoli che dopo un salvataggio di Paro su Calaiò porta al pari di Bogliacino che raccoglie una corta respinta di Buffon sullo stesso Calaiò dopo il cross di Trotta. Come aveva previsto il doppio ex Altafini, la sua imbattibilità si ferma a 734’. Poco male, la marcia verso la vetta continua lo stesso.