Ma a Parigi abbandonano i passeggeri

Se il continuo bisogno di Air France di prendere le distanze da Alitalia significa che non saranno i francesi i futuri gestori della compagnia italiana, non c’è da dolersene.
Molti italiani, compreso chi scrive, hanno vissuto personalmente il trattamento che Air France può riservare ai suoi clienti, ormai lontano dagli inappuntabili standard del passato. Basta citare la business class «vintage» dei 747 in servizio, in cui persino la pulizia lascia a desiderare. Ma questo sarebbe il meno. Ed ecco che, essendo in avvicinamento allo scalo Charles de Gaulle con un po’ di ritardo e chiedendo per tempo all’equipaggio di organizzare l’assistenza a terra per evitare di perdere la coincidenza, ci si sente rispondere che «non è previsto». Business o non business, bisogna arrangiarsi, anche se il ritardo non è certo colpa del passeggero. Il risultato, matematico, è la perdita del volo in coincidenza. Perché chiunque sia passato da Parigi negli ultimi tempi si è reso conto dello stato comatoso in cui versa questo altro simbolo della grandeur francese: per trasferirsi da un terminal all’altro si attende un pullmino che passa, quando va bene, ogni 20 minuti. E quando arriva è pieno. Così, domenica mattina alle 6, nel locale di attesa di tale mezzo sostavano minimo mille passeggeri stipati come bestie, bimbi compresi. E dire che lì fuori di mini-van col marchio Air France ne passavano in continuazione. Non ci voleva nulla per organizzare un «passaggio» a chi stava perdendo il volo. Invece, dopo oltre un’ora, solo 50-100 fortunati erano riusciti a prendere il vecchio e malandato pullmino. E non era ancora finita, perché tutti, nel terminal di destinazione, erano attesi al controllo del passaporto. Altra scena sconfortante da ritiro americano da Saigon. Altra ora persa senza che nessuno si preoccupasse di eventuali priorità. Vive Air France!