Da Parigi a Bagdad: terroristi pronti

In tutto il mondo, con intensità raramente vista dall’11 settembre 2001,
pesa la minaccia di al Qaida: dalle cittadelle cristiane in Irak e in
Egitto a New York e alla Francia, dove ieri due arresti hanno permesso
di scoprire un piano d’attacco

Un’unica grande piovra pronta colpire. Uno stato d’assedio esteso da Parigi a New York, dalle chiese cristiane di Bagdad alle cittadelle copte dell’Egitto. Raramente dall’11 settembre s’erano registrati segnali così preoccupanti, così allarmanti e così vasti. E non tanto per l’intensità di un possibile singolo attacco, ma per la molteplicità dei complotti e l’ampiezza dello scenario.

Per capirlo basta dare un’occhiata ad avvenimenti e minacce delle ultime 24 ore. In Europa il segnale più inquietante è l’arresto sul territorio francese di due sospetti terroristi. La loro detenzione è riconducibile - secondo il ministro degli interni di Parigi - alla scoperta di un sofisticato piano terroristico d’ispirazione islamista. A livello globale il numero due di Al Qaida Ayman al-Zawahiri preannuncia – intanto - nuovi attacchi contro l’America per rappresaglia contro la detenzione negli Usa di Aafia Siddiqui, la scienziata pakistana catturata in Afghanistan e condannata ad 86 anni di carcere per terrorismo. «Non smetteremo di darvi la caccia» dichiara il braccio destro di Bin Laden in un nuovo messaggio interpretato come il tentativo della vecchia dirigenza di Al Qaida di amplificare l’allarme pacchi bomba in partenza dallo Yemen.

Sull’agitato scenario mediorientale si riacutizza invece la persecuzione anti cristiana. Una persecuzione sviluppata su un unico fronte esteso dal Bagdad fino Al Cairo. Un fronte monopolizzato da un oscuro ultimatum di Al Qaida. I terroristi dopo l’attentato di domenica alla chiesa Assira di Bagdad, costato la vita a 57 persone, minacciano di colpire nuovamente se i copti d’Egitto non lasceranno libere le mogli di due loro sacerdoti convertite all’islam.

A livello europeo l’arresto di due fratelli sospettati di essere le pedine di un complesso attentato fa temere l’infiltrazione nel Vecchio Continente di cellule pronte a colpire. «Sono stati fermati per associazione criminale di stampo terroristico, le accuse a loro carico sono gravi... li stiamo interrogando», spiega il ministro degli Interni Brice Hortefeux dopo l’arresto dei sospettati, due fratelli, alla periferia di Parigi. Stando al ministro gli arresti per terrorismo sul suolo francese sono già 85 dall’inizio dell’anno, con almeno 27 persone ancora dietro le sbarre. Dopo il moltiplicarsi delle minacce di attentati alla Francia e l'individuazione di pacchi bomba indirizzati al presidente Nicolas Sarkozy, l’allarme si è intensificato spingendo le autorità a rafforzare il controllo dei passeggeri sugli aerei diretti in Francia. L’aspetto più drammatico delle dichiarazioni del ministro francese riguarda, però i pacchi bomba bloccati negli Stati Uniti. Secondo Hortefeux - che cita informazioni riservate ottenute dagli investigatori americani - uno dei due plichi destinati a colpire Chicago sarebbe stato disinnescato appena 17 minuti prima dell’esplosione.
I timori dell’Europa sono poca cosa rispetto alle paure dei cristiani d’Irak e dei copti d’Egitto, diventati i principali bersagli di Al Qaida. All’origine di tutto, a dar retta ad Al Qaida Irak, vi sarebbe la detenzione di Camilia Chehata e Wafa Constantine, due mogli di sacerdoti copti convertitesi all’islam e trattenute in un convento egiziano. La chiesa copta smentisce tutto, ma questo non impedisce ai terroristi di tener in scacco l’intera comunità cristiana mediorientale. «Tutti i centri, organizzazioni, istituzioni, dirigenti e fedeli cristiani sono bersagli legittimi per i mujaheddin e possono essere colpiti ovunque», annuncia un comunicato della cellula irachena diffuso dopo lo scadere dell’ultimatum di 48 ore seguito alla strage di domenica nella chiesa di Bagdad. E così mentre i cristiani iracheni si chiudono in casa, le autorità egiziane dichiarano l’allarme rosso moltiplicando le misure di sicurezza. Per Shaba Matoka, arcivescovo siro-cattolico di Bagdad, la strage di domenica e il clima di terrore sono purtroppo solo l’ultimo capitolo di una persecuzione che «sta spingendo i cristiani a lasciare il Paese e a cercare rifugio lontano da questo Paese».