Parigi chiude la porta al ministro di Hamas

Un generale di Gerusalemme: in caso di nuovi attacchi, potremmo rioccupare la Striscia di Gaza

Fausto Biloslavo

La Francia chiude le porte ad un ministro di Hamas, mentre l’esercito israeliano non esclude di tornare ad occupare la Striscia di Gaza se continueranno i lanci di missili sul territorio dello Stato ebraico. Il governo francese ha rifiutato di concedere il visto a Samir Abu Eisheh, il ministro per la Pianificazione del nuovo governo palestinese dominato dai radicali islamici di Hamas. Lo ha riferito il portavoce del ministero degli Esteri di Parigi, Jean-Baptiste Mattei, secondo cui la decisione è stata presa «di concerto con i nostri partner europei».
Eisheh avrebbe voluto partecipare al «Forum di dialogo euro-arabo» presso un istituto internazionale di Parigi, al quale è prevista la presenza del ministro degli Esteri francese Philippe Douste Blazy. Il rifiuto del visto di ingresso «è una conseguenza della politica europea sulla sospensione dei contatti con il governo palestinese». Sospensione che rimarrà valida fino a quando Hamas non avrà adempiuto alle tre richieste poste dalla comunità internazionale: riconoscimento di Israele, rinuncia alla violenza e accettazione degli accordi stipulati dall'Autorità nazionale palestinese (Anp) con lo Stato ebraico.
In questa situazione piena di incognite i vertici militari israeliani sono tornati a paventare una nuova occupazione della Striscia di Gaza, per la seconda volta in una settimana. L’attacco potrebbe scattare se continuerà ad aumentare la violenza a ridosso della frontiera con l'enclave palestinese e in particolare i lanci di razzi contro il territorio israeliano. «Se gli attacchi con i razzi proseguiranno e raggiungeranno un livello insostenibile, inclusi i lanci a lunga gittata, intraprenderemo i passi necessari, che potrebbero comprendere anche la rioccupazione di Gaza», ha ammonito il generale Yoav Galant, comandante del settore sud in un’intervista al quotidiano Maariv. «Stiamo parlando - ha spiegato Galant - di operazioni militari più aggressive. È possibile che ci si trovi nella necessità di entrare nella Striscia di Gaza per periodi brevi o lunghi, sempre che vada avanti tale inasprimento della situazione».
Proprio ieri il gruppo terrorista palestinese Jihad islamica ha annunciato il lancio di un razzo di fabbricazione russa, Grad, dalla striscia di Gaza. L’esercito israeliano non ha registrato alcun impatto in zone abitate e si dubita che i palestinesi abbiano nei loro arsenali veri missili di questo genere. Però è significativa l’intenzione delle fazioni irriducibili di inasprire la situazione a colpi di attentati kamikaze e lanci di razzi sempre meno artigianali.
Da ieri è scontro aperto fra il presidente dell’Anp, Abu Mazen, e il governo di Hamas su una discussa nomina nel delicato settore della sicurezza. Quarantotto ore fa il ministro degli Interni, Saeed Seyam, aveva deciso di costituire una nuova forza di polizia alle dirette dipendenze di Jamal Abu Samhadana, il leader dei Comitati di resistenza popolare a Gaza. Gli israeliani sono insorti: Samhadana è nella loro lista dei maggiori ricercati. È ritenuto «un assassino», responsabile di numerosi attentati.
Inoltre la nuova forza di polizia sarà composta da militanti dei bracci armati delle fazioni palestinesi, comprese le brigate Izzedin al Qassam di Hamas, con il compito di affiancare gli agenti «normali» nel mantenimento dell’ordine a Gaza ed in Cisgiordania.
Il presidente palestinese non è stato neppure informato della nomina di Samhadana, nonostante abbia diritto di veto su qualsiasi alto funzionario, in particolare nel campo della sicurezza. Il segretario di Mazen, Tayeb Abdel Rahim, ha annunciato che il presidente intende emanare un decreto per annullare la discussa nomina. Inoltre, ha aggiunto Rahim, Mazen invierà una lettera al primo ministro Ismail Haniyeh per sottolineare come la nuova forza di polizia sia «illegale e incostituzionale». Parole, soltanto parole. Ghazi Hamad, il portavoce del governo, ha annunciato che il veto del presidente non fa né caldo né freddo. La nuova forza si farà e la comanderà Samhadana. Un passo che rappresenta un chiaro rafforzamento di Hamas nel settore sicurezza, dopo che il presidente palestinese era riuscito ad imporre un suo uomo, Rashid Abu Shbak, come direttore generale del ministero degli Interni.
Ieri Samhadana si è sprecato in dichiarazioni battagliere: «Le fazioni e i servizi di sicurezza devono unirsi in una sola trincea contro l'aggressione quotidiana d'Israele. Continuerò a brandire il fucile e premerò il grilletto, quando questo servirà a difendere il mio popolo». Danny Yatom, ex capo del Mossad e oggi parlamentare dello Stato ebraico, non ha escluso la rappresaglia: «Anche i ministri di Hamas sono potenziali obbiettivi, non solo il nuovo capo della polizia».