A Parigi per copiare le imprese

Barbara Carrer

Chi si accanisce con indice accusatorio contro «l’invasione» cinese che imita i nostri prodotti, violando i segreti del «made in Italy», forse ignora i tempi in cui, per il fatto di copiare dagli stranieri, i lombardi erano addirittura premiati!
Proprio così, la Camera di Commercio offriva ben 200 lire e tanto di diploma e medaglia ai rappresentanti delle imprese milanesi che tornavano con le migliori relazioni e disegni sulle novità dell’Esposizione Universale di Parigi del 1900. Impavide e geniali «spie» come Pietro Crespi (operaio meccanico della «Franco Tosi» di Legnano), definito «degno di lode per aver mostrato senso giusto e pratico di critica», Benedetto Forti (disegnatore di mobili alla «Meroni e Fossati» di Lissone) elogiato per aver illustrato «le ragioni per le quali l’Italia non ha saputo degnamente farsi rappresentare alla mostra», e Angelo Venturini, segnalatore di «diversi congegni (come la sega a nastro) che subito funzionarono perfettamente», hanno sfidato i divieti per divulgare l’importante «know how» alle imprese lombarde che li avevano inviati in «gita d’istruzione».
C’è stato addirittura chi, non ottemperando al divieto di prendere appunti direttamente all’Esposizione, è finito al Commissariato di Parigi, pur di non tornare a casa sprovvisto di una documentata relazione.
Tutti questi documenti (che spiegano in modo dettagliato le modalità di riproduzione di macchinari, gioielli, mobili, scarpe, ecc.) saranno esposti per la prima volta al pubblico, domani (dalle 15 alle 17) e domenica 25 (10-17) nel corso della mostra l’«Esposizione Universale di Parigi» della Camera di Commercio, a Palazzo Giureconsulti (piazza Mercanti,2).
L’interessante mostra, che si colloca nell’ambito dell’iniziativa «Giornate Europee del patrimonio culturale», contempla anche altri documenti di elevato valore storico custoditi presso l’Archivio Storico della Camera di Commercio. Ne sono un esempio la Delibera del 24 gennaio 1860 della giunta camerale che concedeva a Garibaldi un finanziamento di lire 70,226 e 85 centesimi per l’acquisto di fucili da impiegare nell’impresa dei Mille, e la lettera firmata dal padre di Einstein alla Camera di Commercio per dichiarare l’apertura di un negozio di dinamo e motori elettrici in via Bigli. Infine, documento più antico, un salvacondotto del 1299.