Tra Parigi e Londra la sfida finale per i Giochi 2012

Il comitato per «New York olimpica» attacca chi ha affossato il progetto del nuovo stadio

Andrea Fanì

Daniel Doctoroff, 46 anni, vicesindaco di New York, è atterrato a Singapore il 1º luglio 2005. Con la sua nutrita delegazione tenterà di vincere la corsa all’Olimpiade 2012. Daniel Doctoroff è atterrato venerdì. Poi ha detto: «New York sarebbe una sede eccellente. Non siamo venuti fin qui per accontentarci del secondo posto». Ed è da qui che nascono i problemi, per Daniel Doctoroff. Perché tutti i delegati delle altre città in lizza – Londra, Madrid, Mosca, Parigi – sono convinti che la propria sia una sede eccellente per i Giochi, e nessuno è arrivato qui per accontentarsi del secondo posto.
Quindi. Singapore, sud-est asiatico, 6 luglio. Si apre la 117ª sessione del Comitato Internazionale Olimpico (Cio): si sceglie la sede per i Giochi della XXX Olimpiade. Jacques Rogge, chirurgo belga 63enne, che del Cio è presidente dal 16 luglio 2001, ha usato l’abilità diplomatica. Per spiegare: «Tutte le città candidate hanno ottime possibilità. La vittoria sarà di stretta misura». Ma dopo la pubblicazione, il 6 giugno, dei rapporti della Commissione esaminatrice – dodici membri inviati nelle varie sedi – il pronostico sembra per Parigi. «È un’invenzione – ribatte Rogge –. La Commissione si basa su dati tecnici. Ora conta la “chimica umana”». In pratica: contano i voti. Novantanove: tanti sono gli «elettori». Perché Rogge ha scelto di non votare, e perché sedici membri del Cio appartengono a Paesi che hanno sedi candidate: possono eleggere solo dopo l’eventuale eliminazione della rispettiva città. Quattro turni elettorali: serve la maggioranza assoluta, altrimenti si procede eliminando ad ogni turno la città con meno voti. Fino al ballottaggio finale. E alla nomina, prevista per le tredici (ora italiana). Un gioco. Di valore enorme.
Tanto che a Singapore sono arrivati i «big sponsor» delle candidature. Tony Blair, José Luis Zapatero, Yuri Luzhkov, Hillary Clinton, Jacques Chirac. Pronto il piano sicurezza: «Sarà una grande operazioni di security per Singapore – spiega Aubeck Kam, capo del Dipartimento di polizia –. Utilizzeremo oltre duemila uomini». Bloccata ogni manifestazione durante la Sessione, dopo la protesta di cittadini britannici contro la candidatura londinese.
C’è tutto, dunque. Dopo una prima selezione – fuori nel 2004 Lipsia, L’Avana, Rio de Janeiro e Istanbul – restano in cinque. Appunto.
Londra. Quando si è candidata (1908, 1948) ha fatto centro. Progetto forte: zona olimpica – stadio con copertura trasparente – nell’East End e sfruttamento di Hyde Park. Prevista una nuova metropolitana per gli spostamenti. Dopo gli auguri della regina Elisabetta e la gaffe di Cherie Blair – «Cosa ne sanno a Parigi di cultura?» – tocca a Sven Goran Eriksson vincere a Singapore. Può farcela.
Madrid. Mai sede olimpica – i delegati lo faranno pesare – ha un progetto «economico»: stadio e villaggio vicini, per evitare traffico e confusione. Gli attentati dell’Eta – ultimo il 25 giugno – pongono la questione sicurezza. Ma Feliciano Mayoral, capo delegazione, ricorda: «Il terrorismo è problema globale». La Catalogna rema contro; Samaranch, presidente onorario del Cio, voterà per loro. In recupero.
Mosca. Ha gli impianti più recenti (fu sede nel 1980) ma i problemi maggiori, soprattutto di logistica. Progetto affascinante: sfruttare la Moscova, «Fiume Olimpico», su cui sorgerebbero villaggio e nuove strutture. Sfavorita.
New York. Gli americani puntano sulla città globale: «NY è olimpica tutto l’anno. Da noi ci sono atleti d’ogni parte del mondo», spiega Michael Bloomberg, il sindaco. Il villaggio sorgerebbe di fronte al Palazzo dell’Onu, lo stadio nel Queens, altre strutture nell’East River. Bellissimo. Ma realizzabile?
Parigi. Due Olimpiadi alle spalle (1900, 1924), capacità organizzative eccellenti (logistica, trasporti, impianti), appoggio delle autorità. È la favorita. Ma lo erano anche Atene (per il ’96) e Roma (per il 2004). Sappiamo com’è finita.