A Parigi, la famiglia Stein in mostra

Una grande mostra a Parigi raccoglie la collezione d’arte al
Gran palais della famiglia Stein. Cezanne, Matisse e Picasso…
Una straordinaria collezione degli americani che più amarono il
1900 europeo

Stiamo parlando degli anni in cui la rivalità tra Picasso e Matisse era molto alta e Parigi era la capitale dell’arte moderna, bada bene, non di quella contemporanea, di quest’ultima sono stati gli americani, ma chi dettò le regole della pittura non classica fu l’Europa intera. Protagonisti in quegli anni de “la ville lumiere”, fra i tanti, furono il mitico mercante Ambroise Vollard e la famiglia Stein, di Pittsburg, americani di origini ebraiche grazie ai quali alcuni artisti poterono acquisire maggiore fama anche Oltreoceano.

Nella capitale francese, crocevia letterario e artistico, nonché intellettuale in generale, arriva nel 1902 a trent’anni Leo Stein; da un ritratto di Cezanne (del 1906) possiamo capire i tratti del suo carattere, pratico e sognatore al tempo stesso. Determinato, Leo, si da alla ricerca di quelli che secondo lui sarebbero stati i mostri sacri del Novecento e nel 1903, quando lo raggiunse anche la sorella, Gertrude, più giovane di due anni, fece il suo primo acquisto dal Vollard “ La conduitè de l’eau” sempre di Cezanne, considerato il padre dell’Arte Moderna.

Con la sorella prendono un appartament in rue de le Fleurus, tra i Giardini del Lussemburgo e Saint Germaine des Pres. Sempre nel 1903 Leo decide di andare in Italia, a Firenze soprattutto dove diventa un discepolo di Bernard Berenson, ma anche di Roger Frey, due guru della storia dell’arte, conoscitori esperti, critici, nonché studiosi. Due incontri che affineranno la sua educazione artistica, va ricordato che alle spalle aveva già anche l’insegnamento di Arward di William James, divenne un esperto sulla percezione dei valori tattili: esce il testo “A-B CofAesthetics. Al suo rientro a Parigi, Leo e la sorella acquistano altri due Cezanne importanti, uno dei quali, “Madame Cezanne à l’aventail”, un capolavoro assoluto.

L’anno seguente vengono raggiunti da un altro Stein, Michael e da sua moglie Sarah che ebbero più attenzione verso Matisse, verso il quale la coppia rimarrà legata anche da profonda amizia per tutta la vita. Grazie a loro a Matisse si aprono le porte della cultura americana, la stessa sorte fortunata che capitò a Cezanne. Questi ultimi Stein si trasferiscono a Parigi e da benestanti e con sincera attenzione per l’arte, fanno del collezionismo una vocazione con spirito anche da mecenati.

Nel frattempo nel 1905 al Salon d’Automne, Leo e Gertrude acquistano il primo Matise, “Famme au Chapeua”, una tela Fauve, nel quale l’artista raffigura sua moglie (spesso le mogli venivano usate come modelle per risparmiare); il quadro è un tripudio di colori come possiamo constatare nella bella mostra dal titolo “L’avventura degli Stein” al Gran Palais aperta fino al 18 gennaio che poi andrà a San Francisco e New York divisa in sei sezioni, ricca di dipinti e di disegni anche di Picasso e altri artisti.

Ma sono Michael e Sarah che commissionano audacemente a Le Corbusier la Villa Stein-Mozie a Vaucresson, il padre questa volta dell’architettura moderna. Leo privilegia a Degas, i Manet, i Cézanne, i Renoir, mentre Gertrude ha un’ammirazione per Picasso. A tessere le relazioni tra le due copie e gli artisti francesi Cècile Debray e Janet Bishop, Rebecca Rabinov, il tutto contenuto in un catalogo che resterà un punto fermo per gli studi degli autori.

Non mancano documentazioni anche private degli Stein, come quando Gertrude decide di vivere con la sua segretaria e scrittrice Alice Toklas che scrisse una biografia della Stein. Solo degli acquisti di Leo, figurano in mostra circa 180 pezzi, tra qui quattro quadri di Cèzanne, due dei quale famosissimi come “Montagna di Sante Victoire” e i “Bagnanti”. Molti dei Picasso in mostra provengono dagli acquisti di Gertrude, la quale ebbe un rapporto privilegiato con il pittore spagnolo sicuro di se, burbero e taciturno. Il ritratto che Picasso fa a Gertrude è incomprensibile e poco rassomigliante.

Ma a chi faceva delle critiche Picasso rispondeva: “Le assomiglierà”. Lei gli compra gli studi per la “Mademoiselles d’Avignon” e “Donna con il bavagliolo”. Le foto di Beaton e Man Ray successive confermeranno la batuuta che Picasso fece rispondendo alle critiche sul ritratto alla Stein. “Nu blu” di Matisse appare nel suo splendore nella mostra parigina che mette in luce quanto la capitale francese fosse il luogo deputato per gli intellettuali di tutta Europa e non: Hemingway, Fitgerald, Weber, Man Ray, Stiegliz e Steichen, questo due ultimi, grandi fotografi fecero della fotografia un’arte.

Fu Steichen che con la rivista “Camera work” portò la fotografia artistica anche in america, inclusa quella europea. Ma nel 1914, un ‘ombra si abbatte su Michael e Sarah Stein, quando prestano 19 opere a un mercante di Berlino, un tale Gurlitt, che verranno requisite per via della guerra. Nel 1920 saranno costretti a vendere parecchie opere, ma nel frattempo Sara aveva già convinto Matisse a creare un’accademia per diffondere il suo modo di creare, un progetto che era iniziato nel 1908 e che raggiunse il suo massimo compimento.