Parigi mette al bando il «popolo delle spiagge»

Multa di 38 euro ai nudisti e a chi va in topless

Alberto Toscano

«È una spiaggia, ma non ci si può comportare come su una spiaggia», argomenta con imprevedibile sottigliezza un funzionario municipale parigino nel tentativo di uscire dal dilemma che appassiona gli abitanti della capitale francese.
Il sindaco socialista Bertrand Delanoë - che cerca in tutti i modi di mostrarsi aperto e spregiudicato - rischia adesso di passare per un gran bacchettone. La polemica infuria e le multe stanno per fioccare sui parigini imprudenti, che andranno in riva alla Senna a mostrar le chiappe chiare.
Tutto è cominciato con l’idea dell’attuale giunta municipale di trasformare in spiaggia la strada a scorrimento veloce che corre sulla «rive droite» del celeberrimo fiume. L’anno scorso e due anni fa non ci sono stati particolari problemi, se non le proteste per qualche schiamazzo notturno e l’irritazione degli automobilisti, che - a causa della chiusura di quell’arteria veloce - si trovavano a far la coda anche nel periodo ferragostano.
Quest’anno l’operazione «Paris plage», la spiaggia di Parigi, è stata lanciata in grande stile e riguarda un tratto di vari chilometri sia sulla riva destra sia (per la prima volta) su quella sinistra della Senna. La trasformazione di Parigi in Saint Tropez è cominciata il 21 luglio e durerà fino al 20 agosto. Ci sono sabbia, ombrelloni, bar e tutto quanto può dar l’impressione d’essere in vacanza in riva al Mediterraneo. Tutto tranne una cosa: l’atmosfera trasgressiva di una spiaggia d’agosto, dove nessuno si scandalizza di fronte a un topless o a una mutandina che più succinta non si può.
Ecco il sindaco Bertrand Delanoë, abituato a sfidare i benpensanti con i publici accenni alla propria omosessualità, indossare i panni del censore.
Un decreto municipale ha proibito a «Paris plage» il topless, lo string e - a maggior ragione - il nudismo integrale. I militanti di quest’ultima disciplina hanno suggerito di consacrare una parte del lungosenna agli usi e soprattutto ai costumi adamitici, ma il sindaco ha reagito minacciando sanzioni. Tutti i contravventori del «decreto castità», come già lo chiamano ironicamente i parigini, dovranno pagare una multa di 38 euro. Più del triplo di una sosta vietata.
Le radio e le reti televisive trasmettono interviste ai «vacanzieri urbani», rigorosamente divisi in due partiti contrapposti: i fautori del seno nudo e quelli del rigore. «Credevo di trovarmi in una città dalle idee aperte e dai vasti orizzonti e invece mi tocca sottostare a una regola degna degli ayatollah!», dichiara un’irritatissima signora. «Sulle spiagge della Senna vanno molti bambini e certi comportamenti non sarebbero per nulla edificanti», replica un pensionato. Quanto ai responsabili della divisione sport e tempo libero del comune di Parigi, il loro discorso è un gioiello di moderna retorica. Intervistato da una radio pubblica, uno di questi amministratori afferma: «L’autorizzazione a topless e string avrebbe potuto provocare comportamenti pericolosi». In realtà - a poco più di un anno dalle prossime elezioni municipali - il sindaco Bertrand Delanoë avverte soprattutto il pericolo di perdere voti.