Parigi, nuova rivolta nelle periferie Teppisti scatenati contro la polizia

Seconda notte di scontri nelle banlieues dopo la morte di due ragazzi: più di 40 gli agenti feriti

da Parigi

Per la seconda notte consecutiva la città di Villiers-le-Bel, nella banlieue a nord di Parigi, è stata teatro di gravi scontri tra gruppi di giovani e polizia, che si sono allargati ad altri cinque comuni vicini. Teppisti hanno incendiato sei auto della polizia, lanciato sassi, petardi e molotov verso gli agenti, che hanno replicato con cariche e con un fitto lancio di proiettili lacrimogeni. Ci sono stati altri 30 feriti, dopo i 40 di domenica.
Gli incidenti erano scaturiti domenica sera dalla morte di due adolescenti di 15 e 16 anni, che circolavano in moto senza casco e senza prudenza. Non avendo rispettato la precedenza a un incrocio, la moto è finita contro un'auto della polizia e i due ragazzi sono stati mortalmente feriti. Gli agenti sono scesi per cercare aiuto e alcuni passanti hanno ritenuto che stessero fuggendo. Risultato: si è diffusa la voce (incoraggiata da una valanga di sms) che i poliziotti stessero inseguendo la moto, che l'avessero volontariamente tamponata e che avessero abbandonato i due adolescenti a morire sull'asfalto. Ieri l'inchiesta degli ispettori della polizia ha appurato che gli agenti non avevano alcuna colpa, ma intanto Villiers-le-Bel ha vissuto momenti da incubo.
Proprio come all'epoca della “rivolta delle banlieues“ del novembre 2005 - scaturita dalla morte di due giovani, che per fuggire la polizia s'erano rifugiati in una centralina elettrica, rimanendo fulminati - gli atti di teppismo sono stati continui, anche se stavolta il perimetro della rivolta è stato più circoscritto. Le pensiline alle fermate degli autobus sono state sistematicamente distrutte. I cassonetti delle immondizie sono stati quasi tutti incendiati. Bombe molotov sono state lanciate contro 25 auto in sosta, trasformatesi in altrettanti “fuochi di guerriglia“. I pompieri sono accorsi prontamente, ma gruppi di giovanissimi teppisti li hanno presi a sassate. I poliziotti medicati domenica sera negli ospedali sono stati 40. Due di essi sono gravi. Anche due pompieri sono rimasti feriti. Una ventina i fermi.
E mentre Nicolas Sarkozy lanciava appelli alla calma dalla Cina, la ministra dell'Interno Michèle Alliot-Marie ha visitato le famiglie delle vittime, promettendo che sarà fatta piena luce sull'accaduto. Una visita tuttavia considerata come una provocazione da una parte dei giovani del posto, che hanno percosso alcuni giornalisti.
C'è tensione anche nelle università. La Sorbona ha riaperto - dopo tre giorni in cui i cancelli erano rimasti sprangati su decisione delle autorità accademiche - e in serata una delle sue storiche aule ha ospitato un'assemblea studentesca. Poco dopo le 17 gli studenti stavano affluendo alla spicciolata, prendendo posto sui banchi dominati dallo striscione: «Per diplomi nazionali. Assemblea generale Sorbona in lotta. Ritiro della Lru». Quest'ultima sigla indica la legge sull'istruzione superiore (letteralmente "libertà, responsabilità, università"), che il Parlamento ha approvato l'estate scorsa. È la legge a favore dell'autonomia degli atenei, che - secondo i contestatori - introdurrebbe una discriminazione tra i vari titoli universitari, ponendo fine di fatto all'esistenza di lauree uguali per tutti (da cui lo slogan a favore dei «diplomi nazionali»).
Sempre ieri ci sono stati violenti incidenti all'università parigina di Tolbiac, dove la polizia è intervenuta in forze per evitare un tentativo d'occupazione. Un film simile è in programmazione a Tolosa: università occupata e ultimatum della polizia ai “ribelli“ perché se ne vadano nella notte con le buone invece che con le cattive. L'attività accademica è più o meno gravemente perturbata in oltre la metà degli atenei transalpini, ma i contestatori - sospinti dai gruppi di estrema sinistra - sono isolati rispetto alla maggioranza degli studenti.