A Parigi la prima passerella per festeggiare 40 anni a colori

Solo 30 capi della collezione saranno venduti nei 5mila negozi in franchising

Daniela Fedi

da Parigi

La moda come veicolo di libertà, civilizzazione, cultura. È questo il messaggio lanciato dall’eccezionale sfilata andata in scena ieri sera a Parigi per festeggiare i 40 anni di un fenomeno chiamato Benetton. C’era davvero il mondo intorno alla passerella costruita nel Centre Pompidou, indiscusso tempio della creatività contemporanea che ha voluto organizzare una mostra (dal 6 ottobre al 6 novembre) su e con Fabrica, il «laboratorio del talento» creato dai Benetton per ospitare ogni anno 40 giovani dai 18 ai 25 anni con cui sperimentare nuove forme espressive.
La mostra s’intitola Les Yeux Ouverts e getta davvero uno sguardo a occhi aperti dal ponte del domani con opere straordinarie come la cosiddetta «Borsa delle visioni» che ti permette di ascoltare i pareri sul futuro di personaggi come Alan Cooper, il teorico dell’informatica umanizzata. «Abbiamo realizzato finora 30 interviste videoregistrate, ma entro dicembre ne avremo altre 20 con nomi del calibro di Renzo Piano o Zaha Hadid» spiega Alfio Pozzoni, capo progetto dell’esposizione che prevede perfino una scala musicale (ogni passo produce suoni diversi, tutti i passi in avanti sono musica per le orecchie dei Benetton) oltre a una specie di macchina del tempo. In pratica grazie a un software creato da Fabrica si possono usare in contemporanea i tempi dell’immagine fotografica e quelli delle riprese cinematografiche: da una parte ti vedi dal vivo, in movimento, dall’altra vedi com’eri quando stavi cominciando a muoverti. «Una vera magia» commentavano estasiati i 1400 invitati a questa storica serata tra cui spiccavano personaggi come Marina Berlusconi, John e Lavinia Elkann, Patti Smith, lo scrittore americano Jay McInerney, Dee Dee Bridgewater, Renzo Arbore, Maria Grazia Cucinotta, Flavio Briatore e Philippe Stark. Proprio il grande designer francese ha dichiarato: «La moda di Benetton è senza tempo e in questo sta la sua modernità». Infatti ciò che si è visto ieri sera al Beaubourg non era solo una sfilata ma il trionfo di un’idea che porta nel mondo la nostra civiltà attraverso i 120 milioni di capi prodotti ogni anno da un’azienda leader del made in Italy. Dunque in passerella non c’era quel che gli addetti ai lavori tecnicamente chiamano «collezione», ovvero un insieme di modelli pensati per far scattare l’alchimia del desiderio prima nei buyer e poi nei consumatori. Perciò solo 30 dei capi realizzati (un numero spropositato per cui sono stati utilizzati 7.000 chili di lana, 18.000 metri di tessuto e 50 diverse nuance di colore) saranno messi in produzione e poi venduti nei 5.000 negozi Benetton sparsi ai quattro angoli della terra in qualcosa come 120 paesi. «La formula del franchising è il nostro vero segreto - ha detto Luciano Benetton - ci permette di arrivare nei luoghi più impensati, ovunque si apre un mercato. Per esempio non abbiamo ancora un negozio in Afghanistan. C’è nel vicino Pakistan, ma non è la stessa cosa. Invece in Iran esistono già due punti vendita Benetton e presto ne apriremo altri due. Mi sembra un segnale molto positivo visto che stiamo parlando del paese in cui per legge le donne devono portare il chador». Del resto è già successo a Sarajevo nel 1994 quando, nel bel mezzo della guerra, l’apertura del negozio Benetton lanciò un messaggio di speranza agli abitanti della città. Inevitabile a questo punto chiedergli perché il marchio che da solo produce un terzo del mostruoso giro d’affari del Gruppo (circa 7 miliardi di euro), non stia tanto al centro del sogno quanto nel cuore della realtà. «È difficile fare moda per due miliardi di persone - risponde lui sorridendo - in ogni caso il mercato sembra contento di noi tanto che nel 2006 pensiamo di crescere dell’8%». Comunque sia durante la sfilata così bella e colorata da affascinare perfino chi da più di un mese insegue le tendenze sulle passerelle di New York, Londra, Milano e Parigi, veniva voglia di capirne di più. Il quadro finale dei quattro fondatori - Luciano, Giuliana, Gilberto e Carlo Benetton - circondati da 40 bambini d’ogni razza, colore ed età, ha risposto meglio di mille parole. I fratelli d’Italia di cui parla il nostro inno in 40 anni hanno conquistato il mondo. Senza guerre. Ma con la lana, il colore e un’estetica che profuma di etica.