A Parigi ricami e pizzi sono anche di diamanti

Chopard, Damiani, Buccellati e Bodino sotto la Tour Eiffel il lusso dei maestri gioiellieri

Cesare Cunaccia

Più che mai, in questa tornata di alta moda parigina per il prossimo autunno inverno, la gioielleria dei pezzi unici e delle enormi pietre a multipli zeri delle Maison di Place Vendôme, ha stabilito una relazione diretta con quell'idea di lusso cangiante e di continua ricerca che è alla base dell'intramontabile magia dell'haute couture. I prezzi? Talvolta la consegna è il silenzio, altre volte vengono solo sussurrati e molti pezzi neanche ve li mostrano, perché sono già stati venduti. Chopard ha varato una collaborazione tutta al femminile tra Caroline Scheufele, Co-Presidente e Direttore Artistico del marchio e la fashion designer cinese Guo Pei. Le due signore sono molto amiche, e, dopo una prima venture nel 2015, ora hanno compenetrato reciproche sensibilità e ispirazioni, giocando su colori e accostamenti inattesi e su una generale evocazione orientale e sofisticatamente fiabesca. Un mélange di culture e di immaginazione che si incarna nel défilé di Guo Pei all'Hôtel Salomon de Rothschild del 2 luglio scorso, dove la stilista di Pechino ha presentato la sua haute couture per la quarta volta sulla piazza di Parigi. 43 modelli dai riflessi talvolta metallici e iridescenti, broderies virtuosistiche in filo d'oro, accompagnati in passerella da irripetibili creazioni di Chopard denominate «The Silk Road Collection». Tra queste, spicca il collier con orecchini in oro bianco e titanio dagli smeraldi Colombia a pera di ct.105, contornati da diamanti taglio brillante e, secondo un accordo mai visto, da gocce di tormalina Paraiba con effetto acqueo e soffuso. Ma le meraviglie non finiscono qui. Si impaginano accordi di cromie delicate e tonali, imprestiti da Cina imperiale e mandarina, zaffiri rosa e blu, granati, diaspri, giadeiti traforate e rubini su titanio verde, mentre il collier a quattro fili di perle South seas, reperite lungo due anni di paziente ricerca, è chiuso da un medaglione in giada con opali neri, diamanti bianchi e colorati e zaffiri blu, che reggono una coppia di romantiche rondini in onice. Fairy tale anche per il maestro milanese Giampiero Bodino, che seguita a raccontare le sue storie magnifiche e all'Hotel Ritz espone pezzi dalla vaga matrice rinascimentale, elaborati e lievi come un merletto, rubini degni della Païva, corallo peau d'ange abbinato all'ametista, smeraldi e topazi con intrusioni di diamanti come fossero i pistilli di fiori preziosi. «Dior à Versailles côté Jardins», si intitola la collezione di Haute Joaillerie disegnata per Dior da Victoire de Castellane. 66 pezzi di elaborata concezione, di cui 29 unici, colliers, orologi-bracciale, anelli, orecchini e spille, dal linguaggio fluido e barocco insieme, colorismo accentuato dove sbocciano stupefacenti carature di diamanti a goccia e smeraldi marquise. Lo storico marchio Buccellati reinterpreta il classico pizzo a traforo d'oro e platino delle sue montature, nella nuova collezione «Romanza», tramite abbinamenti mai visti e fondi di smalto a forte contrasto. La tecnica «rigato» caratterizza il bracciale «Oasi», che reca al centro un'acquamarina sfaccettata di 16,72, 24 diamanti tondi taglio brillante e 132 diamanti taglio rosa di1,35 ct. Stupenda la tiara «Carlotta», in oro bianco trasformabile in collana, intelaiatura incisa a «rigato», pendente applicabile, un brillante a goccia di ct. 4,22, 357 diamanti tondi taglio brillante per complessivi 15,93 carati. Damiani è il solo marchio italiano di Place Vendôme tuttora totalmente nelle mani di una famiglia. Silvia Damiani mostra una serie di raffinati temi animali, in particolare un pavone in diamanti molto versatile e stilizzato, che si può inserire sul bracciale in galuchat candido oppure turchese, o ancora diventare una broche. Diamanti bianchi o in delicate gradazioni di rosa, giallo, jonquille, azzurro, su maglie leggere molto flessibili e impalpabili.

Ecco quindi la delicata collezione «Margherita», che ruota intorno a questo fiore e che ricalca l'anello inventato dal nonno dell'attuale generazione Damiani in onore della regina Margherita di Savoia, regale dama che di gioielli era una fervida collezionista. Damiani il 13 settembre prossimo inaugura a Mosca la seconda tappa della mostra che ripercorre il proprio cammino creativo, già in scena a Milano a Palazzo Reale. Infine, geometrie e portabilità estrema dall'americano David Yurman, il celebre inventore del «Cable», scultore allievo di Lipschitz e Theodore Rozak divenuto gioielliere nel 1980 e sodale di Allen Ginsberg. Forme pure e moderniste, motivi astrali e fascinazione per la luce, per un segno immediatamente identificabile e autonomo.