Parigi riconosce i feti mai nati Avranno un nome e funerali

Vittoria dei «pro life»: i piccoli potranno essere iscritti all’anagrafe

da Parigi

Due decreti del ministero francese della Giustizia pubblicati ieri da Journal Officiel (la Gazzetta Ufficiale transalpina) autorizzano l'iscrizione di un feto, nato privo di vita, ai registri dello Stato civile. Finora tale procedura era riservata ai bimbi nati vivi, anche se gravemente prematuri. Adesso le autorità hanno preso una decisione che s'inquadra nell'ampio dibattito, esistente anche in Francia, a proposito del momento in cui la vita umana possa essere considerata a tutti gli effetti esistente.
Ormai da parecchi anni numerose associazioni, cattoliche e no, auspicano il varo di misure atte a riconoscere anche giuridicamente l'esistenza a pieno titolo della vita umana nell'utero materno. Quelle stesse associazioni chiedono dunque da tempo l'adozione delle misure che sono state pubblicate ieri dall'organo ufficiale della «République française». Secondo i responsabili di questi movimenti di cittadini, che ieri hanno plaudito al successo della loro linea, i recentissimi decreti governativi colmano un vuoto giuridico relativamente ai feti di età compresa tra le sedici e le ventidue settimane, morti all'interno dell'utero materno. Le stesse associazioni ritengono che dignità giuridica vada riconosciuta agli stessi feti anche quando cessano di esistere a seguito di un intervento chirurgico, legato o no al proposito di interrompere deliberatamente la gravidanza in questione.
Riunitasi lo scorso febbraio a Parigi, la corte di Cassazione transalpina aveva deciso di consentire l'iscrizione allo Stato civile dei feti umani, indipendentemente dal livello del loro sviluppo. Adesso i decreti governativi raccolgono positivamente l'auspicio formulato dalla Cassazione attraverso tre consecutive deliberazioni e permettono appunto il riconoscimento anche in sede di Stato civile dei feti in questione, dichiarati alle autorità (o comunque dichiarabili, a discrezione dei genitori) alla stregua di persone umane vissute e decedute. Il primo decreto, pubblicato ieri nella capitale francese dal Journal Officiel, stabilisce che «un libretto di famiglia venga consegnato, su loro domanda, ai genitori che desiderino disporne» anche se il loro scopo è quello di dichiarare la nascita di un essere umano che non abbia mai abbandonato lo stato fetale. Un ufficiale giudiziario verrà, in tal caso, incaricato di compilare gli atti di certificazione. Il secondo decreto stabilisce che «l'atto dell'ufficiale giudiziario venga redatto in presenza di un certificato medico tale da precisare le condizioni in cui il feto è venuto alla luce». Su questo punto le autorità francesi vogliono la massima chiarezza. Se l'ipotetico intervento medico è avvenuto per proteggere la salute della madre o per altre ragioni, ciò deve risultare nell'atto ufficiale dello Stato civile. Finora in Francia la maggior parte degli ospedali e delle cliniche incenerivano i feti di meno di ventidue settimane, ma d'ora in poi i genitori avranno il diritto di rivendicarne il possesso per celebrare il funerale dell'essere umano in questione, il cui nome, come si è detto, potrà risultare sui registri dello Stato civile transalpino.