Parigi rivive gli anni Venti con le dive ambigue di Dior

Sfila la collezione disegnata da John Galliano per i sessant'anni dello storico marchio francese

Parigi - «Appena fai un pensiero ridici sopra» diceva Lao Tze, ma nel mondo della moda nessuno segue questo saggio consiglio, prendersi sempre troppo sul serio fa parte del gioco. Così ieri a Parigi dopo la stupenda sfilata Dior dedicata agli anni Venti, fioccavano le ipotesi sulle icone di riferimento: Marlene Dietrich, senza dubbio, ma poi chi? «L’altra donna è un uomo, vi ho detto il suo nome con la colonna sonora», ha risposto John Galliano strizzando l’occhio a Sting in prima fila con la moglie Trudy Styler. È bastata una semplice ricerca in internet per scoprire che Englishman in New York, il celebre brano dell’ex leader dei Police che ha aperto e chiuso lo show, è dedicato a Quentin Crisp, scrittore e attore inglese celebre per i suoi travestimenti iperfemminili. Nato nel 1908 e morto nel 1999 («Diventerò centenario con 10 anni di sconto per buona condotta», aveva previsto in giovane età) questo curioso personaggio possedeva un guardaroba di scena su cui sono stati modellati i capi più sexy: dai pagliaccetti in raso e pizzo agli abiti da sera a vita bassa dalle profonde scollature sulla schiena. Invece per i sublimi tailleur pantalone gessati come per l'inconfondibile frac bianco con tanto di tuba in testa, Galliano ha guardato all’Angelo Azzurro: una donna vestita da uomo talmente bella che per tentare d’imitarla nacque il famoso stile «maschietta» nella cosiddetta età del jazz. In definitiva il designer non si è limitato a rileggere un’epoca storica tra l’altro celebrata recentemente dalla bellissima mostra su Paul Poiret al Metropolitan Museum di New York, ma ha saputo creare un universo semantico tutto nuovo. Così le divine cappe bordate di pelo si alternavano a splendidi trench con le gocce di pioggia riprodotte sul fondo dalle frange in cristallo. I colori pallidi tipo cenere di rosa, glicine e pistacchio, si alternavano all’arancio dell’opale di fuoco (per due vestiti in velluto devorè) e al rosso lacca (very Valentino a dir la verità) con felici imprevisti tipo la stampa leopardo delle vestaglie sfrangiate, i tacchi scultura delle scarpe tagliate davanti a T, oppure le borchie sui baschetti neri. Insomma una moda che sa di cipria e letti sfatti per donne capaci di giocare al maschile la carta del femminile. D’altro canto non è un caso se in dieci anni di direzione artistica Galliano ha moltiplicato per quattro il fatturato del marchio. «Abbiamo chiuso il 2006 a 731 milioni di Euro ma quest’anno stiamo registrando una crescita del 12 per cento », ha dichiarato Sidney Toledano, presidente e amministratore delegato di Dior che ieri ha presentato anche il superbo restyling della boutique di Avenue Montaigne con interventi artistici orchestrati dall’architetto Peter Marino, utilizzando 56 toni diversi di grigio (il colore preferito da Monsieur Christian) per esaltare la rarefatta eleganza del megastore: 1200 metri quadri su un unico piano. Si parla del 56 anche da Vivienne Westwood ma in questo caso è scritto in rosso con un vistoso segnaccio, comeprotesta della stilista contro il numero di giorni di fermo previsti dalla legge inglese per la lotta al terrorismo. Liberi tutti di pensarla come si vuole e forse è vero che peggio del fare la morale con la moda c’è solo il non farla. Certo i deliziosi modelli ispirati alla Marilyn di Niagara e agli indiani Cherokee, facevano pensare più alle battaglie d'alcova che non a quelle dell’impegno politico. C’erano per esempio sensuali tubini neri con profondi scolli a cratere,magnifiche giacche-corsetto dagli iperbolici seni e strepitosi abiti a frange: per donne forti soprattutto in sex appeal. Quelle proposte da Gai Mattiolo che ha scelto Parigi per tornare in passerella dopo una serie di vicissitudini economiche, sono piuttosto regine d’Africa con bluse a righe di cristallo colorato sui pantaloni chinos e importanti abiti da sera (tra i più belli uno ricamato da 200mila pezzi di metallo dorato e un altro che riproduceva la pelle di pitone in paillettes) come augurio contro le ataviche sfortune del continente nero. «Avevo voglia di farmi battere il cuore», ha detto il talentuoso designer romano che a giorni rivelerà l’identità del partner finanziario con cui si lancia nella nuova avventura. Speriamo bene, ma la strada è lunga. Quella di Delfina Delettrez che ieri sera ha presentato nella boutique Colette la sua prima collezione di gioielli, sarà sicuramente meno impervia essendo la 19enne designer figlia e nipote d'arte. Sua madre è infatti Silvia Venturini Fendi, l'inventrice della celeberrima borsa baguette. E visto che la genetica non è un'opinione, si aspettano grandi cose da una rappresentante della quarta generazione di donne