Alla Parigi-Roubaix il trionfo di Boonen

Il belga vince la classica più devastante battendo Cancellara e l’italiano Ballan nello sprint a tre nel velodromo. Loro tre erano attesi, loro tre si presentano in quel velodromo che
tante ne ha viste e tanti ne ha crocefissi

Non c'è doping al mondo capace di trasformare la Parigi-Roubaix in una soffice moquette. Ventotto sono i tratti di mulattiera acciottolata, ventotto sono e ventotto restano: nei polsi, nelle articolazioni, sotto al sedere. Non esiste formula chimica che riesca in qualche modo a smussare gli spigoli centenari e carogne della pietra scura: servirebbe un'anestesia totale, ma in narcosi non si arriva al traguardo.

È per questo che da oltre un secolo, nonostante modernismi e tecnologie abbiano profondamente cambiato anche il ciclismo, il rito primaverile della Roubaix resta un appuntamento imperdibile. Che sia fango o che sia polvere, si conferma ogni volta l'happening folle e temerario della prima volta, quando un'idea eccentrica di fine Ottocento la lanciò - forse senza saperlo - come campionato del mondo di masochismo. Prova unica, per uomini veri. E anche un po' strani.

Anno 2008, edizione numero 106: il nuovo campione del mondo di masochismo non è nuovissimo. Dopo aver già vinto nel 2005, il fuoriclasse belga Tom Boonen concede il bis. Senza ma, senza se, senza però. Stavolta più che mai la Roubaix è sincera. Così l'avevano immaginata tutti, così puntualmente si conferma alla resa dei conti: Boonen batte allo sprint, che sta alle sue gambe come le punizioni dal limite stanno ai piedi di Pirlo, i due avversari più pronosticati, cioè lo svizzero di sangue lucano Fabian Cancellara e il veneto di sangue veneto Alessandro Ballan.

Loro tre erano attesi, loro tre si presentano in quel velodromo che tante ne ha viste e tanti ne ha crocefissi, dopo lunga e penosa via crucis. Semplice ed elementare, come in tutti i capolavori, la trama della storia: una volta che il tritacarne dei primi tratti di pietra sgombra la strada da inesperti, debolucci e fragilini, i migliori otto si affrontano in un durissimo finale. A mani nude, senza complimenti e senza giri di parole. Tutti contro tutti, e vediamo chi resta in piedi. A 35 chilometri dal traguardo, giocando di sorpresa in un tratto asfaltato, è proprio Boonen a sferrare il primo pugno. Mazzata pesante, un mezzo ko. Resistono soltanto gli altri due energumeni di questo wrestling a lunga percorrenza: Cancellara, fresco di Sanremo, e il nostro Ballan.

In attesa dei risultati elettorali, è un piacere assistere alla grande sfida agro-silvo-pastorale. I tre pedalano tremebondi e saltellanti, come scossi da tarantole, dove osano i trattori. Stavolta mangiano e fanno mangiare polvere, perché il tempo decide per il sole. È la bellissima Roubaix di sempre: il verde dei campi, le nuvole artistiche, i cavalli che corrono nei recinti, il mulino a vento che gira le pale, le famiglie fiamminghe in gita pic-nic, le taverne che spillano birra come se piovesse, la folla invadente che costringe sadicamente i ciclisti al centro della mulattiera, dove gli spigoli fanno più male. È la giornata del colore e del dolore, riservata a gente molto romantica e molto robusta. Loro tre, i migliori di tutti, gli uomini della vigilia e anche della conferma, viaggiano a velocità terrificante, lasciando i resti del gruppo a distacchi che sanno d'eternità.

Tutto va come deve andare: loro tre dovevano farsi trovare lì, Tom Boonen doveva vincere la volata. Non si sbaglia di una virgola: quando il trio entra nel velodromo, l'ordine d'arrivo è già scritto. Primo Boonen, secondo Cancellara, terzo Ballan. Se è vero che il ciclismo, in perfetto stile Roubaix, è altamente impietoso, perché uno vince e tutti gli altri sono solo poveri perdenti, stavolta qualcosa va concesso al nostro valoroso veneto d'Italia. Nel finale la tentazione sarebbe di assegnargli il premio Tonto 2008, visto quanto tira nella fuga che lo prevede battutissimo in volata. Ma l'onestà della sua spiegazione vale più di una medaglia: ero così stanco, avevo talmente paura dei crampi, che stavo davanti per tenere un'andatura regolare. Mai farli stupidi, certi campioni: semplicemente, Ballan non voleva farsi umiliare da uno scatto improvviso. Voleva entrare nel Velodromo in parata, con gli altri due, in un tripudio di osanna e battimani. Va capito. Per certa gente strana, quel Velodromo è la Scala del masochismo.