Parigi ruba alla Svizzera la lista dei suoi evasori

Esplode un caso diplomatico tra Francia e Svizzera dopo la scoperta che
un dipendente della banca Hsbc avrebbe passato al fisco francese
l’elenco di nomi in cambio di denaro. L’Eliseo si difende: "Mai pagato"

Sarebbe un franco-italiano di 38 anni, attualmente sotto protezione in un luogo segreto nel Sud della Francia, l’autore della sottrazione (emersa nel corso del 2008) a una banca svizzera di dati relativi a un gruppo di cittadini francesi sospettati di evasione fiscale. La banca ha fatto ricorso presso la magistratura e la Svizzera, che ha aperto un’inchiesta, ha chiesto la restituzione delle informazioni. Ma le autorità francesi non solo hanno risposto picche, ma hanno usato quei dati per costituire un gruppo d’indagine, composto da agenti doganali.

Secondo il quotidiano Le Parisien le informazioni sono state sottratte alla Hsbc Private Bank di Ginevra tra il 2006 e il 2007 «da un dipendente del servizio informatico della banca che si è poi rifugiato in Francia». Quella lista comprendeva circa tremila nomi, ma quelli passati al fisco francese - dietro compenso, si ha ragione di ritenere - sarebbero molti di meno: quelli appunto “sensibili” rispetto al sospetto di evasione fiscale.

Il pm di Nizza Eric de Montgolfier ha aperto in segreto nel giugno scorso un’indagine preliminare utilizzando i dati recuperati fraudolentemente dall’anonimo dipendente della banca svizzera. Obiettivo: verificare le situazioni di alcuni cittadini francesi residenti nel Nizzardo, sospettati di aver aperto conti correnti presso la Hsbc Private Bank di Ginevra per riciclare denaro sporco.

L’istituto bancario svizzero conferma che la sottrazione di informazioni è avvenuta, ma tende a minimizzarne la portata. «Allo stato delle nostre conoscenze - ha dichiarato un responsabile a Le Parisien - il furto riguarda non più di dieci clienti, ma i dati sono vecchi e non sono sensibili».

Ma forse più interessante è il fronte francese della vicenda. Era stato il ministro del Bilancio Eric Woerth, nello scorso agosto, a rivelare per primo che la Francia era venuta in possesso di una lista di nomi proveniente dalla Svizzera. Ieri un altro ministro, quella dell’Economia, Christine Lagarde, ha evitato di confermare che le informazioni provengano da dati rubati, ma ha escluso che lo Stato francese abbia pagato per avere nomi di evasori fiscali con conti in Svizzera. «Ho parlato questa mattina con Woerth - ha detto la Lagarde alla radio Rmc - e lui mi ha risposto “non paghiamo”. Una risposta chiara». Il ministro Lagarde ha aggiunto che da un anno sta conducendo in collaborazione con Woerth «una battaglia, una maratona per far tornare in Francia gli espatriati fiscali. Firmiamo anche accordi di scambio di informazioni con Paesi che finora avevano rifiutato di fornircene: è accaduto con la Svizzera e con il Lussemburgo». La Lagarde ha prodotto anche delle cifre: negli ultimi otto mesi gli accordi firmati sono stati 150. Il fisco francese, ha precisato, «detiene molte informazioni» e «dispone di fonti multiple».
La vicenda resa nota da Le Parisien ricorda da vicino quella che all’inizio del 2008 vide coinvolto un dipendente infedele della Lgt, la principale banca del Liechtenstein. In quell’occasione il Bnd, il servizio segreto della Germania, pagò in segreto all’uomo un ingente compenso di oltre 4 milioni euro pur di mettere le mani sui dati di numerosi maxievasori fiscali che avevano depositato cifre ingenti nel Principato. Il nome più illustre tra quelli degli “incastrati eccellenti” di questo caso fu quello di Klaus Zumwinkel, numero uno delle Poste tedesche: grazie ai dati sottratti alla Lgt, che è di proprietà della famiglia regnante del Liechtenstein, si scoprì che aveva depositato a Vaduz un milione di euro di tasse non pagate. Zumwinkel dovette pagare una multa colossale e lasciare la sua dorata poltrona.