Parioli, caccia all’uomo nelle fogne

Alessia Marani

Un colpo che non aveva davvero nulla da invidiare a quello messo in scena dai protagonisti hollywoodiani di «Ocean Twelve», Brad Pitt & Co.; ladri perfetti alle prese con caveau inespugnabili. Solo che questa volta non era cinema ma realtà. E al posto dei «bellocci» di Beverly Hills i carabinieri della compagnia Parioli, l’altra sera, si sono ritrovati di fronte un’agguerrita banda composta da cinque polacchi e una donna italiana. In quattro si erano già calati nelle fogne sottostanti l’agenzia numero 39 di via Yser, a ben cinquanta metri di profondità. Con loro tutta l’attrezzatura necessaria (pale, picconi, trapani a batteria, cesoie) per scavare il «buco» che avrebbe permesso loro di accedere ai locali dell’ufficio dove, non a caso, proprio nella giornata di venerdì erano stati recapitati dai portavalori i soldi necessari al pagamento delle pensioni. Tutto sembrava filare liscio almeno fino a quando un commerciante del posto, intorno alle 23 della sera, nota un tizio fermo, immobile, piazzato sopra un tombino sul marciapiede all’angolo con via Salaria, che si guarda intorno con fare sospetto e pensa bene di avvisare i carabinieri di una pattuglia di passaggio. «Quel residente - spiega il capitano Angelo Zecchini - conosceva già i nostri uomini in servizio. Da tempo abbiamo impostato la nostra azione di controllo del territorio in maniera tale da avere un collegamento diretto coi residenti. I cittadini, in questo senso, diventano sentinelle affidabili la cui collaborazione per la sicurezza di tutti diventa fondamentale». I militari si avvicinano all’uomo indicato, sulla quarantina. Gli chiedono perchè sia lì, ma lui non sa come giustificarsi. Non solo. Di muovere passo non ne vuole sapere. Sotto di lui il lucchetto divelto della piastra ferrata che chiude l’ingresso alle fognature, tutt’intorno numerose impronte terrose lasciate sull’asfalto. I carabinieri non perdono tempo, aprono il varco. Chiedono l’ausilio dei vigili del fuoco che con le fotoelettriche dall’alto fanno luce sul labirinto di cunicoli che attraversa le viscere della città. Si fanno calare giù gli uomini più longilinei, inizia la caccia all’uomo.
«Quelli - dicono gli investigatori - avevano capito la malparata e nel frattempo stavano cercando di scappare, ma sono stati fermati e bloccati uno dopo l’altro. La cosa più buffa? Che quando ha suonato l’allarme al caveau dell’agenzia collegato alla nostra centrale, al direttore al telefono abbiamo risposto che i ladri erano già in manette». Insomma, pensioni salve, colpo sventato. Si chiama «controllo del territorio evoluto» quello messo in atto dall’Arma a Roma negli ultimi mesi. Vale a dire, appunto, piena partecipazione dei cittadini nell’attività di prevenzione, soprattutto attraverso il dialogo diretto con il carabiniere di quartiere. Per i quattro polacchi, tutti di età compresa tra i 40 e i 45 anni, si sono spalancate le porte dell’«Hotel Roma», ovvero Regina Coeli. La donna, campana ma residente nella capitale, si trova invece a Rebibbia. Per tutti l’accusa di concorso in tentato furto aggravato.