Parisi accusa i Ds e Prodi rischia il posto

Antonio Signorini

da Roma

I Democratici di sinistra che difendono la scalata di Unipol a Bnl? «Regressione neocorporativa», sono stati contagiati dal dal «virus» del conflitto di interessi. La nomina di Claudio Petruccioli alla Rai? C’è la «sensazione di baratto». A sinistra è scoppiata la guerra della «nuova questione morale». Il concetto coniato da Enrico Berlinguer è tornato d’attualità sulla scia delle vicende Antonveneta e Bnl; brandito dal presidente dell’assemblea federale della Margherita Arturo Parisi proprio contro gli eredi politici del segretario comunista che nel 1981 denunciò la degenerazione della politica. E gli eredi, come era prevedibile, non l’hanno presa bene. L’uscita del politico più vicino a Romano Prodi ha provocato la reazione durissima del principale alleato di Dl. Al Botteghino si parla di un Piero Fassino infuriato e di un inizio vacanza mezzo rovinato. Da Scansano, cittadina maremmana dove sta passando questo inizio agosto, Fassino ha subito contattato Prodi ottenendo un chiarimento e l’assicurazione che le parole di Parisi non rispecchiano il suo pensiero.
Una «toppa» necessaria da parte di Prodi per una falla da chiudere in fretta, anche perché i Ds saranno i principali sponsor della sua candidatura alle primarie del centrosinistra. La posta in gioco è rilevante, perché - come ha spiegato il riformista Peppino Caldarola - se il Professore pensa di andarci «lasciando che le persone a lui più vicine attacchino a ruota libera e immotivatamente i Ds, portare l’elettorato ds a votare diventerà un’impresa molto faticosa».
A indispettire i Ds è stata in particolare l’insistenza di Parisi sull’Opa (offerta pubblica di acquisto) per la conquista di Bnl che vede protagonista l’Unipol, compagnia vicina dalle cooperative rosse. Una vicenda fino a oggi rimasta ai margini delle circuito mediatico, concentrato sulle rivelazioni che riguardano il caso Antonveneta. Durissime le accuse di Parisi: «Non ci si può trasformare in raider di Borsa con l’aiuto del fisco» e i Ds, «in nome del realismo» hanno avallato «una regressione neocorporativa. Il vero virus è ed è stato il conflitto di interessi alla Berlusconi». Giudizi «inammissibili e irricevibili» per il coordinatore della segreteria Ds Vannino Chiti al quale è toccata la replica ufficiale: legittime valutazioni negative sulla scalata, «ma nessuno può negare a Unipol il diritto di sviluppare la propria attività nel settore bancario», né può ignorare «come Unipol abbia perseguito questo suo obiettivo aziendale nel pieno rispetto delle leggi».
Se Prodi ha rassicurato Fassino, i prodiani hanno alimentato la polemica con una controreplica ancora più intransigente: «Nelle parole di Chiti - ha detto il senatore Dl Franco Monaco c’è un che di antico e preoccupante» e c’è una «pretesa di essere immuni da ogni critica e nella difesa pregiudiziale dei propri uomini, anche quando essi sono indifendibili e criticatissimi da esponenti dello stesso partito».
La guerra Ds-Parisi ha avuto anche qualche eco nel centrodestra. Il coordinatore di Forza Italia Sandro Bondi ha chiesto che la sinistra moderata prenda decisamente le distanze dalle parole di Parsi, destinate in ogni caso ad alimentare una nuova faida a sinistra (parole del viceministro di An Adolfo Urso) in un momento delicato.
Nella Quercia si stanno infatti evidenziando divisioni che ricordano molto quelle sperimentate subito dopo i casi di «risparmio tradito». Vincenzo Visco, un fazista-doc del Botteghino, ieri ha rotto l’unanimismo sulla nuova linea dei Ds (o Fazio smentisce le telefonate con Fiorani oppure si deve dimettere). Per l’ex ministro dei governi ulivisti, nel comportamento del governatore di Bankitalia non ci sono illeciti e la priorità è la riforma di palazzo Koch. Parole criticate da Lanfranco Turci, altro esponente Ds esperto di questioni economiche. «Il problema di Fazio si pone a prescindere dalla riforma. È un duro colpo all’immagine del Paese». Per lo stesso motivo Turci non condivide nemmeno la tesi di Luciano Violante, il presidente dei deputati Ds preoccupato da eventuali dimissioni di Fazio che potrebbero dare un vantaggio al centrodestra. «Su questioni di questo genere non si può ragionare in termine di destra o sinistra, il punto è il prestigio dell’Italia e da questo punto di vista è giusta la richiesta di dimissioni di Fazio. Certo, poi io mi auguro che il centrodestra adotti un criterio non miope per la scelta del successore, ma questa è un’altra storia».