Parisi contro Rutelli: traditore, vuol spostare a destra la Margherita

Seicento ulivisti riuniti a Roma. Fioroni: fanno solo danni

Massimiliano Scafi

da Roma

«Testardi dentro», questo è il titolo della relazione introduttiva di Arturo Parisi. E testardi gli ulivisti della Margherita devono esserlo davvero, per trovarne ben seicento riuniti in un torrido sabato di fine luglio a organizzare la nuova ribellione contro Francesco Rutelli, «la rivolta contro chi ci ha tradito». Seicento calorosi, accalorati, ma soprattutto accaldati, nonostante i rapporti freddi con Romano Prodi che li ha scaricati e nonostante lo slogan che fa da surreale cornice all’incontro: «Oltre la gelata». Sul palco c’è Parisi che non si dà pace: «Il progetto di Rutelli è quello di spostare il partito a destra, attraverso un interminabile gioco delle belle statuine fatto di gesti, incontri e annunci. Noi però non ci stiamo, vogliamo un partito fatto di partecipanti e non di tessere fatte con il blocchetto degli assegni. E le primarie non bastano. Quella è una conquista, non un prezzo in cambio della nostra mancata scissione».
C’è Willer Bordon, che pensa al raccolto. «Dopo la gelata, cioè l’affossamento della lista unitaria, dobbiamo ricreare le condizioni perchè si faccia un buon olio». C’è Marina Magistrelli, che fa la spiritosa: «A pranzo mangeremo di tutto, anche il pane. Ma la cicoria no». E light lunch ulivista prevede infatti alle ore 13 «mele, pere e altra frutta». C’è Enrico Gasbarra, che invita a darsi da fare per rovesciare i rapporti di forza interni: «Noi siamo in campagna elettorale per tornare a essere maggioranza». L’appuntamento è per il 31 ottobre, data di chiusura del tesseramento.
Dunque la tregua è finita. Furiosi con Rutelli e i popolari, delusi pure da Fassino, i prodiani della Margherita riaprono una ferita che sembrava suturata. Archiviata la scissione, gli ulivisti vogliono dare battaglia dentro il partito. «Siamo determinati a dare una forma organizzata alla rivolta contro i traditori - spiega Parisi -. Ci sono state, nonostante i patti sottoscritti, prevaricazioni inaccettabili di chi non ha dismesso le proprie strutture e abitudini. Noi ci sentiamo accomunati dall’ambizione di essere interpreti di un cambiamento politico, non di un cambiamento dei politici». Rutelli e Marini invece «spostano a destra la Margherita per conquistare in futuro gli elettori in arrivo dalla Cdl e intanto ospitare gli eletti: un processo pericolosissimo e distruttivo». Bisogna, insomma «scongelare l’Ulivo». Serve, insiste, «un nuovo inizio». E per rivitalizzare il progetto di un soggetto unico del centrosinistra senza trattino, per rilanciare il partito democratico, la minoranza comincerà battendosi per un successo del Professore alle primarie, organizzando degli speciali «comitati per Prodi presidente», e sostenendo il Laboratorio programmatico.
Dure le reazioni dellla maggioranza Dl. «L’accusa di portare il partito a destra è inaccettabile e offensiva - dice Renzo Lusetti -. La deriva centrista non esiste, lo abbiamo dimostrato con i fatti, e il lessico usato da Parisi è un po’ troppo forte per essere considerato dialettico. Le sue sono parole di chi cerca lo scontro più che la riflessione e il dialogo». I margini per un accordo così si restringono. «È veramente bizzarro - commenta Lusetti - che alla vigilia di una campagna elettorale si lanci un’offensiva all’interno anzichè verso il centrodestra e Berlusconi. Tutto ciò non fa del bene alla Margherita, al centrosinistra e nemmeno a Romano Prodi, che si sta dimostrando un leader vero».
«Altro che ulivisti - aggiunge Beppe Fioroni -, i toni usati nel convegno sono piuttosto u-livorosi. Niente progetto, nessun confronto, nemmeno qualche attenzione al Paese e ai suoi problemi. Solo argomenti polemici, pretestuosi e divisivi. Un lessico violento, fatto di traditori, rivolte, prigionie, di termini che vengono da un passato ideologico che speravamo superato. Non è certo in questa maniera che si fanno fare dei passi avanti al progetto dell’Ulivo».