PARISI DECISO A RESISTERE ALLE INGERENZE DEI COLLEGHI

Se per decidere la nomina del nuovo capo di Stato Maggiore dell'Esercito, il generale Fabrizio Castagnetti, il governo si è diviso e il ministro della difesa Arturo Parisi si è scontrato con il collega D'Alema, chissà cosa accadrà nelle prossime settimane, quando il governo rinnoverà buona parte dei vertici delle Forze armate. Non è un caso se il governo non ha subito designato il sostituto di Castagnetti alla guida del Coi, il Comando operativo interforze: quella poltrona rientra in un gioco più ampio.
Ma Parisi non è disposto ad accettare più di tanto le intromissioni degli altri ministri nelle nomine militari. Per la scelta dell'ufficiale destinato a sostituire Filiberto Cecchi alla guida dell'esercito si era presentato con una quaterna: oltre a Castagnetti, Mauro Del Vecchio, Giorgio Ruggieri e Giuseppe Valotto. Ed è riuscito a imporre il suo candidato, Castagnetti. Ora sarà interessante vedere quale nome sarà indicato per l'incarico di sottocapo di Stato Maggiore dell'Esercito: il generale Emilio Marzo termina il suo incarico tra poche settimane e va avvicendato subito, perché non è opportuno sostituire simultaneamente capo e sottocapo. Proprio per questo Castagnetti assumerà il comando a settembre.
Ma la battaglia più importante riguarda la scelta del nuovo capo di Stato Maggiore della Difesa. L'ammiraglio Giampaolo di Paola difficilmente vedrà estendere il suo mandato, che ha già superato i 3 anni. L'Esercito in particolare rivendica il ricambio, in base alla regola di alternanza Emea (esercito, marina, esercito, aeronautica) nella posizione di vertice. Ma Di Paola è giovane, neanche 63 anni, come allontanarlo? La soluzione è la solita, promoveatur ut amoveatur: un incarico ancor più prestigioso alla Nato.
Il candidato più forte a succedergli è l'attuale segretario generale della Difesa, il generale Gianni Botondi dell'esercito, che può contare sulla sponsorizzazione del suo ex capo, il generale Rolando Mosca Moschini, potentissimo consigliere del presidente della Repubblica. Botondi si troverà subito a gestire un problema delicato: il governo si appresta a varare una drastica riduzione della consistenza delle forze armate, che vedranno calare gli effettivi da 190mila unità a 160mila, forse meno. Ecco perché molti speravano che questa grana fosse risolta da Di Paola prima di cedere il comando.
Al posto del generale Botondi, nella seconda carica militare nazionale, dovrebbe andare un generale dell'aeronautica, Carmine Pollice. L'assegnazione degli incarichi di vertice determinerà poi a cascata le altre nomine: alla Marina dovrebbe andare il sottocapo di stato maggiore della difesa o forse la guida del Coi. Successivamente verranno riempite secondo una ripartizione più o meno equilibrata anche tutte le altre cariche.