Parisi: "Dopo gli elettori se ne vanno anche i delegati". Maxi direzione: 140 membri

L'ex ministro della Difesa contro il segretario del Pd: "Questa non è un'assemblea politica, assomiglia di più a un'accademia culturale". Eletta la direzione: ci sono tutti i big ma Parisi resta fuori. Non è stata votata la relazione di Veltroni

Roma - Veltroni, oltre che dagli attacchi esterni, deve guardarsi anche dalla fronde interne. Una è capeggiata dall'ulivista della prima ora (e prodiano doc) Arturo Parisi. Prima attacca direttamente la segreteria: "Noi abbiamo sempre lavorato con l’idea che l'Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l’unificazione di tutto il campo del centrosinistra" spiega Parisi. Più in generale, l’ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "Una comprensibile difesa del suo operato, purtroppo l’unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia".

Parisi se ne va "Cosa vuole che resti. Di interventi ne ho sentiti a sufficienza. La differenza tra un'assemblea politica e un'accademia culturale è tuttavia il fatto che in una assemblea di partito le parole sono chiamate a trasformarsi in decisioni nel quadro delle regole concordate". Così l'ex ministro della Difesa lasciando l'assemblea. "Sapendo che i presenti erano l’assoluta minoranza dei componenti della Assemblea, nonostante le richieste - ricorda Parisi - non è stata consentita neppure la verifica del numero legale. E dire che abbiamo cambiato con raffiche di voti lo Statuto che costituisce il quadro di garanzia e di legalità della nostra convivenza. Uno Statuto che, anche se per applauso, era stato approvato appena nella precedente assemblea. Oltre a non chiederci perché gli elettori ci hanno abbandonato il guaio - conclude l’ex ministro della Difesa - è che qua non abbiamo avuto neppure il coraggio di chiederci come mai ci hanno abbandonato anche i delegati".

Eletta la direzione: 120 delegati e i big L’assemblea del Pd ha approvato la nuova direzione nazionale del partito composta da 120 esponenti più i membri di diritto e 20 personalità indicate da Walter Veltroni. Al termine dell’assemblea e prima del voto il presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro ha spiegato che il voto era legittimo dopo che alcuni delegati avevano sollevato il problema della mancanza del numero legale. "In base al regolamento - ha spiegato Finocchiaro - lo statuto del Pd e le sue modifiche si approvano a maggioranza semplice e non qualificata". Oltre alle personalità politiche e a molti esponenti degli enti locali come sindaci, presidenti di Regione e Provincia, Veltroni ha inserito personalità esterne, come Cristina Comencini, Luigi Di Liegro, Massimo Carraro, Miriam Mafai, Enrico Micheli, Giorgio Ruffolo, Giancarlo Sangalli, Aldo Schiavone, Luca Sofri, Karol Tarantelli. Nella direzione ci sono tutti i big del partito, da Massimo D’Alema a Francesco Rutelli e Franco Marini, e tutti i ministri del governo ombra. Unico rimasto fuori, per sua scelta, è Arturo Parisi.
Al termine della votazione, che si è svolta per alzata di mano, un applauso tiepido.
Non è stata votata, invece, la relazione del segretario Walter Veltroni.