Parisi gela i Ds: "Il problema esiste". E nei Dl c’è il partito delle dimissioni

La Margherita non difende Visco, si ricompone l’asse tra il ministro della Difesa e Rutelli. Nuovi dissidi nel Partito democratico, la Quercia si sente nell’angolo: "Non ce lo aspettavamo, vogliono indebolirci"

Roma - A sera, quando le agenzie di stampa battono le parole del ministro Parisi sul caso Visco, diventa chiaro quel che al Botteghino si paventava da martedì.
Il Partito democratico e il suo mega-comitato battezzato ieri non bastano a tenere insieme Ds e Margherita, il fronte si è subito incrinato. E si ripropone l’identico scenario della famosa «estate dei furbetti» del 2005, con la Quercia sotto assedio per il caso Unipol e i Dl ad accusarli.
Arturo Paris pesa le parole, ma il senso è chiaro e la presa di distanza pure: «I fatti sono ancora in discussione. Abbiamo delle versioni degli eventi che sono significativamente diverse tra loro. Io devo stare alla posizione del governo. Non mi permetterei mai di sostituirmi nel giudizio, senza aver verificato di persona».
Tuttavia, prosegue, «riconosco che il discorso è aperto e che il problema debba essere affrontato nelle forme adeguate, sia della politica, sia dell’ordinamento». Ricorda la sua dura intervista del 2005 sul caso Unipol, e spiega: «Non sollevai la questione morale, ma dissi che, se non si interveniva tempestivamente sulle regole e sui modi di procedere nei rapporti tra politica ed economia, sarebbe scattata una miscela esplosiva di populismo, moralismo e giustizialismo. Una miscela che adesso è al centro dell’attenzione». A questo punto, conclude, «ognuno deve fare la sua parte: anche nel rapporto tra potere politico e potere tecnico ci deve essere il rispetto assoluto delle regole». Negli ambienti della Margherita si consiglia «una soluzione rapida» ma si aggiunge subito che «è difficile per Prodi avere la forza di imporla ai Ds». E la soluzione, nel partito di Rutelli sembra essere solo una: le dimissioni di Visco.
E’ noto che tra Parisi e Rutelli non c’è grande sintonia politica, ma stavolta gli uomini del vicepremier applaudono e sottoscrivono, parola per parola, l’intervento del ministro della Difesa. «Rutelli - ricordano - fu il primo fin da allora a denunciare che la vicenda Unipol era una brutta storia, e alla fine i fatti ci diedero ragione. E non è un caso se sulla vicenda Visco abbiamo scelto di non dire una parola: che potremmo dire? Meglio stare zitti».
E in effetti per due giorni la Margherita non ha aperto bocca, nessun suo esponente ha speso una parola in solidarietà con il viceministro diessino sotto accusa. Tranne il capogruppo dell’Ulivo Dario Franceschini, che ieri pomeriggio ha rotto il fronte del silenzio con una difesa del «senso dello Stato e del rigore istituzionale» di Visco, attaccando il «tentativo di strumentalizzare fatti già affrontati e chiariti». «Parla a nome dell’Ulivo, non poteva esimersi», dicono i rutelliani. «Glielo avrà chiesto Massimo D’Alema», aggiunge perfido il dl Enzo Carra. Secondo il quale «sta partendo la gara vera per la leadership del Partito democratico, e per alcuni protagonisti è la partita della vita. Dunque nessuna arma verrà risparmiata, neppure quelle giudiziarie». Il rutelliano Ermete Realacci allarga le braccia: «Che posso dire? Non conosco i fatti, è la parola di Visco contro quella del generale Speciale: uno dei due mente. Se fosse successo in un altro paese, il premier avrebbe chiamato i due e chiesto conto, per chiarire subito. Certo se fosse vero che c’è stata una pressione per il trasferimento saremmo davanti ad un atto di arroganza del potere politico».
Al Botteghino hanno accusato il colpo: «Non pensavamo che la Margherita si sarebbe stracciata le vesti per difendere Visco - spiega un dirigente fassiniano - ma che gli amici e compagni che oggi fanno parte del nostro stesso partito restassero così gelidi e defilati no, non ce lo aspettavamo».
La questione Visco è stata al centro della riunione di segreteria di martedì, in un clima da accerchiamento: «Siamo nel mirino di una campagna volta a indebolirci - dice un esponente ds - e c’è chi la cavalca anche dentro il Pd, perché dopo i congressi Ds e Dl è stato chiaro che noi siamo e restiamo la forza egemone». Piero Fassino è molto preoccupato: «Non possiamo reagire a questo clima di montante anti-politica arroccandoci, dobbiamo trovare un’iniziativa forte per uscire dall’angolo», ha ragionato con i suoi. Già, ma quale?