Parisi irrita l’ala sinistra: restiamo in Afghanistan «Così si gioca la fiducia»

Il ministro della Difesa: «Proporremo un’analoga presenza di forze rispetto al passato». E subito i comunisti e Sole che ride minacciano: «Annuncia decisioni su temi che nessuno ha discusso»

Luca Telese

da Roma

Era una polveriera a cielo aperto, bastava poco per innescare la deflagrazione. Quel poco è arrivato ieri. La scintilla che mancava perché il problema della missione in Afghanistan esplodesse come una mina dentro l’Unione sono state le parole del ministro della Difesa Arturo Parisi: oro per le orecchie dei militari preoccupati dall’eventualità di un ritiro, veleno per tutta l’ala sinistra della coalizione. Adesso, in vista della fiducia, le cose per il governo prendono una piega a dir poco infausta, al punto che Gigi Malabarba, senatore di Rifondazione annuncia: «Se la linea è quella espressa dal ministro Parisi, non solo voto contro la missione, ma voto anche contro l’eventuale fiducia: non ci prendano in giro». Quasi sulla stessa lunghezza d’onda c’è il leader di Sinistra Critica alla Camera, Salvatore Cannavò («Non mi costringano a votare contro!»).
Le paroline asciutte e sicure che accendono la miccia, il ministro le pronuncia nel corso del suo intervento alla cerimonia di chiusura dell’anno accademico del Centro alti studi della Difesa. Eccole qui: «Il governo intende proporre al Parlamento di continuare nel nostro impegno in Afghanistan, assicurando (il corsivo è nostro, ndr) una presenza di forze analoga per entità a quella dispiegata in passato e, nella sua qualità e composizione, ridefinita in modo da corrispondere agli impegni operativi assunti dal nostro contingente nel quadro dell’Isaf». Apriti cielo. Per quanto Parisi bilanci la sua affermazione con una precisazione sulla missione irachena («Il governo ha ritenuto di non poter prendere in considerazione l’ipotesi di un rientro a metà dall’Irak, avanzata dal governo che ci ha preceduto») la frittata è fatta. Infatti, mentre le agenzie non hanno ancora finito di battere il resoconto completo del discorso, il centrosinistra entra in fibrillazione.
Il primo ad aprire le danze è il capogruppo di Rifondazione al Senato, Giovanni Russo Spena: «Mi stupisco che il ministro parlando ai vertici militari, annunci decisioni del governo su un tema come quello dell’Afghanistan, sul quale il governo e la maggioranza non hanno ancora neppure discusso». E subito dopo: «Se poi gli accenni di Parisi alla diversa qualità delle forze militari da utilizzare in Afghanistan significasse adesione alla richiesta di truppe speciali e caccia Amx sarebbe grave». Non è da meno la sua collega e omologa del Sole che ride, Loredana De Petris: «Siamo esterrefatti dalle dichiarazioni di Parisi, da cui emerge che la decisione sull’Afghanistan è stata già presa dal governo, tra l’altro, non comprendiamo in quale sede. Forse il ministro si riferisce al vertice a tre avuto con Prodi e D’Alema?». Sì, tutti capiscono che Parisi fa terribilmente sul serio, e allora la sinistra dell’Unione si sente beffata e scavalcata. Non nasconde una punta di amarezza il capogruppo di Rifondazione a Montecitorio, Gennaro Migliore: «Queste dichiarazioni non mi piacciono e poi non aiutano». E che dire di Pierpaolo Cento, sottosegretario all’Economia, uomo forte dei Verdi? «Noi abbiamo votato per tre anni contro il rifinanziamento della missione, non ci possono chiedere un ampliamento!». Spiega ancora Cento: «Queste parole non possono rappresentare tutto il centrosinistra».
Un altro leader della minoranza di Rifondazione, Claudio Grassi, è laconico: «Queste frasi sono irricevibili!». E il leader dell’altra corrente, Salvatore Cannavò è ancor più drastico: «Non vedo mediazioni possibili, certamente non con queste premesse perché il punto di sintesi sarebbe deludente. A questo punto auspico che Prodi non metta la fiducia ma si limiti a mettere al voto solo i decreti. Io non ho nessuna intenzione di provocare la caduta del Governo - avverte Cannavò - ma il governo faccia in modo di non cadere sulle missioni». Ovviamente era altrettanto scontato che anche il Pdci si unisse alla levata di scudi e infatti lo fa per bocca del suo responsabile Esteri, l’ex sottosegretario Jacopo Venier: «Parisi ha un solo pregio, la chiarezza. Lui dice chiaramente che se restiamo in Afghanistan non possiamo farlo a metà. Una guerra è difficile farla a metà e su questo ha ragione. Altrettanto chiaro è il Pdci: chiediamo il ritiro di tutte le truppe italiane dall’Afghanistan».
Parisi, nel suo discorso, aggiunge che le missioni sono inquadrate in una chiara politica di alleanze: «Nella politica di sicurezza e nella lotta al terrorismo - spiega Parisi - Europa ed America devono marciare insieme. Non vi sono alternative. Né vi possono essere esiti diversi per questa o per quella crisi, anche se è doveroso riconoscere come in alcuni casi, quale ad esempio quello della guerra a Saddam, le divergenze possano essere anche marcate». Mai così marcate come dentro l’Unione. Sarà difficile trovare una mediazione.