Parisi non ci sta e attacca Veltroni: "Ha deluso le nostre speranze"

Prima bocciatura per l'aspirante segretario del Partito democratico: il prodiano Arturo Parisi lo critica e si dice pronto a candidarsi. L'azzurro Bonaiuti: &quot;La vera novità è il Pd, l'Ulivo si è accorto che è Prodi la palla al piede&quot;. <a href="/a.pic1?ID=189088" target="_blank"><strong>L'Independent lo stronca: &quot;Mr. Nice non ha fermato il degrado di Roma&quot;</strong></a>

Roma - «Non è la prima volta che un candidato prescelto delude proprio quelli che lo hanno designato. Al momento però Veltroni ha deluso noi che gli avevamo affidato tutte le nostre speranze, nonostante tutto. Invece si è assicurato l’appoggio delle macchine di partito in quanto tali, di Fassino in quanto segretario dei Ds, e dei Popolari che hanno firmato la sua candidatura mettendogli come numero due Franceschini, da sempre il successore designato di Franco Marini». Lo dice Arturo Parisi, in un’intervista a L’Espresso in edicola domani. «Se non intervengono correzioni radicali - aggiunge - ho paura che la frittata sia fatta: resta solo un regolamento per l’elezione dell’assemblea costituente che certifichi e pesi le correnti. Siamo più indietro del punto di partenza. Rischiamo uno scenario municipale: un sindaco e tanti piccoli gruppuscoli personali. Con una piccola differenza: che a livello nazionale non c’è il sindaco, ma solo i gruppetti». E allora il ministro della Difesa ribadisce la disponibilità per «una candidatura di servizio, per realizzare il progetto. In assenza di candidati alternativi credibili, e penso innanzi tutto ai giovani, ai famosi giovani-giovani che ora dovrebbero scendere in campo per rappresentare idee alternative a questa dinamica, ho idea che sia costretto a candidarmi. Se nessun altro si fa avanti. Sempre che ce ne siano le condizioni e che si possa giocare ad armi pari: se il leader è già deciso mi potete chiedere una candidatura di servizio, non la certificazione che sono un cretino! Chi parteciperebbe mai ad una gara della quale è stato già proclamato il vincitore?».

L'azzurro Bonaiuti: la vera novità è il Pd, non Veltroni Quello di Walter Veltroni al Lingotto è stato «un discorso troppo lungo: un sacco di buone intenzioni,un sacco di sogni annunciati, ma non vi sono poi le risposte concrete perché il problema della sinistra rimane sempre il grande dilemma tra l’anima riformista e quella della sinistra estrema che, con il suo 30 per cento all’interno della coalizione, finisce per controllare e condizionare la coalizione stessa». Lo dice il portavoce di Silvio Berlusconi, Paolo Bonaiuti, commentando il sì alla candidatura alla guida del Pd. «La sinistra - sottolinea Bonaiuti - si è resa conto che il governo Prodi costituisce una palla di piombo al piede del nascente partito democratico. Con l'elezione di Veltroni il partito democratico taglia questa catena che lo teneva avvinto a quella palla di piombo e la palla di piombo è destinata ad andare a fondo. Quindi, perisca pure il governo Prodi, ma si salvi questa grande scialuppa della sinistra che è il partito democratico», dice Bonaiuti a Radio Città Futura. «La novità la vedo non tanto in Veltroni che, come Prodi, difficilmente potrà cambiare nulla in una situazione in cui la sinistra moderata è condizionata dalla sinistra estrema, ma nel partito democratico, nell'andare verso quelle aggregazioni che eliminano il frazionamento dei partiti e vanno, nel senso indicato dalla gente, verso un completo bipolarismo», aggiunge. Elemento positivo del discorso è «stata la riproposizione di un tema che avevamo udito con piacere da Fassino al congresso dei Ds a Firenze: non consideriamoci nemici, ma avversari» e «questo è il filone su cui bisognerebbe insistere. Quanto al credito che i primi sondaggi attestanno in favore di Veltroni, «il sondaggio di Mannheimer - taglia corto Bonaiuti - è come le previsioni del mago Silvan».

Baccini (Udc): imitazione malriuscita di Berlusconi «Credo che il bileaderismo abbia nociuto e stia nuocendo al Paese. Non possiamo passare da un sistema parlamentare ad uno presidenziale, che è poi quello rappresentato ieri da Veltroni e da coloro che gli vanno dietro. Mi sembra un progetto senza respiro politico, una sorta di imitazione mal riuscita di Berlusconi. Lo dice Mario Baccini, vicepresidente del Senato, dell’Udc.

Rotondi (Dc): per la Cdl non cambia nulla «Veltroni è la risposta dell’Unione alla vittoria annunciata di Berlusconi: la Cdl non ha niente da cambiare, squadra che vince non si cambia», non ha dubbi il segretario della Democrazia Cristiana per le Autonomie, Gianfranco Rotondi. «Detto questo, la Cdl con Veltroni deve stabilire il normale rapporto che una democrazia matura impone: rispetto e confronto serio nell’interesse del Paese».

Marini freddo: il discorso? non l'ho ancora ascoltato «Il discorso di ieri di Veltroni? L’ho registrato, ma devo ancora vederlo. Spero che oggi riuscirò ad ascoltarlo...». Così il presidente del Senato Franco Marini risponde al cronista che chiedeva un giudizio sull’intervento di investitura del sindaco di Roma a futuro leader del Partito democratico. Nessuna parola in più.

Rutelli: credo sia stato un discorso molto buono Così il vicepremier Francesco Rutelli cgiudica Veltroni parlando al Tg1 da Washington, dove ha incontrato l’ex first lady Hillary Clinton, in corsa per i Democratici alle prossime primarie per la Casa Bianca. «Vedo il doppio sogno del riformismo equilibrato e innovativo - afferma il leader della Margherita, che prende il Pd americano come modello di riferimento - vedo affinità con i Democratici americani anche per il pluralismo che c’è. Qui ci sono posizioni progressiste, moderate, tutte ispirate a una visione comune e così dobbiamo fare del nuovo Partito democratico in Italia».

Cicchitto: ora è a mezzo servizio, si dimetta da sindaco «Veltroni deve avere la dignità di dimettersi da sindaco di Roma. Roma non merita di avere un sindaco a mezzo servizio, in ben altre faccende affaccendato», attacca invece Fabrizio Cicchitto, vicecoordinatore di Forza Italia. «Al di là di un testo perimetrato al millimetro per esporre una posizione politico-programmatica su qualche questione (Tav) differente da quella della sinistra radicale, su qualche altra (precariato) invece mutuata dagli slogan dell’estremismo, Veltroni - dice ancora Cicchitto - è di fronte a due problemi politici di fondo: in primo luogo se rimane a lungo in piedi il governo Prodi questo inevitabilmente lo trascinerà nel gorgo; in secondo luogo Veltroni è stato di fatto reticente su pensioni, politica fiscale e spesa pubblica per la semplice ragione che lo schieramento politico che sottende il suo discorso è il mantenimento dell’alleanza con la sinistra radicale ma esso impedisce a qualunque governo di poter fare alcunché di serio e di incisivo su quei tre nodi».