Parisi: rinforzi subito E il Prc lo impallina

da Roma

Per il generale Antonio Satta che coordina le forze Nato-Isaf nella regione ovest dell’Afghanistan, quella affidata agli italiani, è necessario aumentare subito la capacità di difesa del personale. Ed avanza ancora una volta la necessità di rinforzi a breve, ribadendolo al ministro Arturo Parisi in visita ieri ad Herat. A sua volta, il titolare della Difesa si rivolge, con accenti critici, agli Usa, sollecitando maggiore «cooperazione tra le forze Nato e quelle di Enduring Freedom». Si dichiara infatti «preoccupato per un eventuale coinvolgimento dei nostri militari in Afghanistan in azioni estranee alla missione autorizzata dal Parlamento». E il suo portavoce, Andrea Armaro, spiega che Parisi fa riferimento all’azione «offensiva» condotta da forze speciali Usa in unione con reparti afghani nell’area ovest e in particolare nella provincia di Herat. Si tratta infatti dell’offensiva americana nella Valle di Zerkoh, scattate a seguito di informazioni di intelligence sull’attività della guerriglia nella zona. Una battaglia tra le più sanguinose nell’Afghanistan occidentale dal 2001 ad oggi. Pare che i presunti talebani morti siano stati più di 136.
È su questa pesante operazione che il ministro della Difesa solleva «il problema della connessione tra le due missioni che operano in Afghanistan guidate da logiche, centri decisionali e catene di comando fra loro distinte». Sulle operazioni di Herat, Parisi ha chiesto con urgenza informazioni dettagliate al nostro Stato Maggiore per verificare le voci di un «eventuale coinvolgimento dei nostri militari in azioni estranee alla missione autorizzata dal Parlamento», e nello stesso tempo ha provveduto a rassicurare il generale Satta, garantendo che sarebbe tornato in Italia «determinato ad assicurare al nostro contingente i mezzi che corrispondano alla esigenza della rapidità e della selettività nella difesa, nella sorveglianza e nella deterrenza».
Le affermazioni di Parisi non sono condivise dal Prc che respinge l’ipotesi che i fatti di Herat nascano dal mancato coordinamento: «I bombardamenti indiscriminati sui civili e l’offensiva scatenata nell’area a giurisdizione italiana senza avvertire l’Italia, segnalano un problema ben più grave» sostiene Giovanni Russo Spena, che ribadisce il no del suo partito a una modifica dei caveat e alla ridislocazione delle forze italiane. Mentre Renato Schifani, capogruppo al Senato di Fi, rivendica la correttezza delle posizioni dell’opposizione quando si è astenuta sul rifinanziamento della missione, condizionandolo all’invio di maggiori mezzi: «Le condizioni di maggiore pericolosità nella nostra area erano più che prevedibili. Speriamo che adesso il governo abbia la capacità di dare risposte serie e concrete, anche sfidando il dissenso della sinistra radicale».