Parisi rompe con la Bindi: avalla gli errori di Veltroni

da Milano

Non si stanno tirando i piatti, non si contendono casa, non litigano per gli alimenti. Ma i toni sono quelli di un amore finito. Sì, perché finita, irrimediabilmente, è la liaison politica tra Rosy Bindi, la pasionaria, la donna che alle primarie del Pd osò sfidare il plebiscito annunciato per il leader in pectore Walter Veltroni, e Arturo Parisi, ulivista doc che in quella battaglia la sostenne coniando per lei lo slogan «democratici davvero». Motivo del divorzio? Secondo Arturo lei ha cambiato idea, adesso «avalla gli errori» di Veltroni, compreso lo «slittamento centrista» che segue la rottura dell’alleanza con l’Idv. Insomma, non l’ha seguito nell’opposizione a oltranza a Walter. Ma secondo Rosy è tutt’altra storia: «Credo che ci sia una distinzione tra me e Parisi – ha dichiarato –, io non sono stata meno dura di lui nel registrare la scarsa democrazia interna, ma penso che le idee mie e quelle di molti possano essere utili se vengono offerte a chi ha la responsabilità del partito». A differenza di Arturo, che invece critica per rompere e basta. E che adesso, per bocca degli ulivisti, contesta che la «Bindi non ha ritenuto di condividere la battaglia ulivista contro le vistose violazioni delle regole statutarie e della democrazia interna al partito».
A prendere l’iniziativa annunciando ufficialmente la separazione è stato lui. O meglio, è stato un lungo editoriale in rete da ieri sul sito www.ulivisti.it, dal titolo «Ulivisti e Bindi. Le ragioni di una distinzione». O di un addio. Il lungo prologo è dedicato alla nascita della sintonia politica, nonostante il peccato originale di fondo di lei, «l’appartenenza e fedeltà all’esperienza democristiana». Poi si passa alle malefatte di Rosy, una vera e propria rassegna stampa delle ultime dichiarazioni della Bindi, il suo avvicinamento a Veltroni. Una la frase imperdonabile. Spiegando i motivi della sua scelta la Bindi dice: «Veltroni ha correttamente riconosciuto la mia percentuale in assemblea». Un perché che «da solo – condanna l’editoriale – dice di una concezione del partito che non possiamo condividere».
Ce n’è, eccome, anche per Walter: «La sconfitta – annota l’editoriale –, anzi le ripetute sconfitte che Veltroni va con fatica scoprendo e non ancora riconoscendo, parlano da sole. Il partito è stato costruito e la linea è stata svolta nella direzione sbagliata». Non solo. Gli ulivisti puntano l’indice contro la mancanza di democrazia interna al Pd, parlano di «partito affetto da un mix di unanimismo di facciata e di correntismo mal dissimulato, di leaderismo e di continuismo oligarchico». Dunque, opposizione a oltranza. La prossima rottura, quella con Walter, è rinviata.
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