Parisi: si farà la nuova base Usa I Verdi pronti a bloccare i cantieri

Il ministro della Difesa: "Scelta coerente". Ma la sinistra radicale annuncia battaglia. Salta l’accordo per una mozione comune in Senato

Roma - Era prevedibile che la reazione dell’aula non fosse entusiasta. Ma l’informativa del ministro della Difesa Arturo Parisi ieri sull’ampliamento della base militare americana di Vicenza sembra aver addirittura acuito lo contro in atto con la sinistra radicale. Il governo va avanti per la sua strada, ossia con la concessione agli Usa dei lavori alla base Dal Molin, una decisione «coerente», rivendica il ministro. Ma a impedire il progetto non ci saranno soltanto i comitati locali, o qualche deputato sensibile ai picchetti e alle manifestazioni antiamericane, come il no global Francesco Caruso. L’appoggio «istituzionale» della sinistra più intransigente potrebbe essere ben più visibile. Lo promette un sottosegretario (all’Economia) del governo Prodi, il verde Paolo Cento: «Il governo deve sapere una cosa, che saremo davanti ai cantieri di Vicenza se non farà marcia indietro. E non credo che questo governo si potrà permettere di mandare le forze dell’ordine allo sbaraglio per spaccarci la testa».
Ad aggiungere benzina sul fuoco c’è anche il «caso» del Senato, dove domani sono al voto due mozioni della Casa delle libertà di appoggio alla Nato e agli Stati Uniti che potrebbero essere votate anche da qualche «atlantista» dell’Unione e potrebbero rischiare addirittura di essere votate dall’aula visti i margini strettissimi della maggioranza a palazzo Madama. L’Unione ieri ha valutato l’ipotesi di una contromozione con una riunione dei capigruppo, ma non c’è accordo e il pericolo di spaccature aumenterebbe. Nessuna mozione di contrasto alla Cdl da sinistra, quindi. Intanto si infittiscono le adesioni parlamentari alla manifestazione contro la base in programma il 17 febbraio a Vicenza: «Sosterremo la mobilitazione della città di Vicenza», avverte Elettra Deiana, deputata di Rifondazione.
Il ministro Parisi ha trovato un’aula di Montecitorio semivuota e piuttosto ostile durante l’attesa informativa sulla base Usa. La scelta di dire sì agli Stati Uniti è frutto di una «coerenza» nella politica estera del governo e nei rapporti con gli Stati Uniti, ma è motivata anche «dalle aspettative» americane sull’ok dell’Italia. Il governo Berlusconi aveva dato un «orientamento favorevole» all’amministrazione Bush, pur senza la formalizzazione di un accordo, ha ammesso Parisi, e inoltre c’è stato il parere favorevole del consiglio comunale di Vicenza.
Il ministro della Difesa ha ripercorso le tappe della vicenda, citando la dichiarazione di Romano Prodi del 16 gennaio in cui spiegava che «i rapporti di amicizia con gli Stati Uniti impongono una risposta». Parisi ha precisato che il governo si impegna «a vigilare affinché le opere che verranno utilizzate siano rispettose delle esigenze prospettate dalle comunità locali» e a vigilare sugli «accordi bilaterali». Ma i commenti di Prc, Pdci e Verdi sono negativi a senso unico.
«L’informativa del ministro Parisi non ci è piaciuta», ha detto il capogruppo di Rifondazione, Gennaro Migliore. Elettra Deiana ha attaccato Prodi per le sue «battute superficiali sulla questione urbanistica». Secondo Jacopo Venier del Pdci il sì di Prodi è stato «un errore gravissimo».
Per Parisi ieri ci sono state paradossalmente più parole di apprezzamento dalla Cdl che dall’Unione, anche se l’ex ministro della Difesa Antonio Martino, di Forza Italia, ha chiesto che a riferire in aula sia Massimo D’Alema, e non Parisi, perché la base Usa di Vicenza «è una questione di politica estera».