Parisi: "Veltroni ha fatto un golpe"

Il ministro della Difesa: "Mi aspetto che ripristini democrazia e regole nel Pd. Altrimenti avrei difficoltà a restare"

Washington - Come ha detto, lasciando la kermesse milanese del Pd? Che Veltroni e Franceschini avevano fatto un golpe?
«A un amico ho detto sorridendo che avevano fatto pacatamente, serenamente un golpe».

Perché anche a lei non avevano detto nulla del decalogo? Guardi che pure D'Alema non ne sapeva niente.
«Il decalogo? Non ho fatto in tempo a sentirlo, che avevano già intonato l’inno nazionale. Da ministro della Difesa non potevo che alzarmi in piedi».

E se Veltroni non fa retromarcia, lei davvero se ne andrebbe?
«Avrei difficoltà a stare in un partito privo di regole e democrazia».
Ironico e disincantato, ma coi toni calvinisti che gli sono abituali, Arturo Parisi parla. Sta andando a incontrare il suo collega americano Robert Gates. E sarà che Roma è lontana, l'approccio ai temi anche più caldi è sereno.

S'è chiesto perché risulta l'unico ministro di questo governo che l'opposizione non critica quasi mai?
«Voglio illudermi che sia perché da ministro della Difesa sento la necessità della massima unità del Parlamento e del Paese. Purtroppo, ho imparato che nonostante il rilievo di questi temi, ci sono sostegni strumentali così come opposizioni strumentali».

I militari, però, sembrano apprezzarla sinceramente.
«Forse perché si sentono apprezzati, perché è apprezzata la loro lealtà alla Repubblica, la loro professionalità e la loro dedizione. I militari hanno il diritto di sentire il Paese unito alle loro spalle. E io sento il dovere di lavorare per questa unità».

Si sente in pace per come s'è risolta la vicenda dei nostri due agenti sequestrati in Afghanistan?
«Quando si perdono delle vite, nessuno può considerarsi in pace. Tornando però al momento della scelta, non posso che ribadire quanto ho detto al Parlamento: non c'erano alternative. Comunque, dei tre rapiti, due siamo riusciti a salvarli. E abbiamo salvato l'onore dell'Italia».

La volta prima però, col giornalista di Repubblica...
«Si trattava di situazione completamente diversa. E non è un caso che allora la Difesa non abbia avuto alcun ruolo».

Si rimprovera qualcosa, in questi 18 mesi alla Difesa?
«Mi rammarico di non essere riuscito a mettere riparo a tutti i guasti fatti alla Difesa dalla gestione Tremonti. Nonostante gli allarmi disperati di Martino, il mio predecessore, quei danni peseranno ancora a lungo, e non basta il segno positivo di queste due ultime finanziarie».

Lei è apprezzato per il rigore, le grandi visioni strategiche, i meriti riconosciuti tardi. Ma non teme di passare per un grillo parlante, un rompiscatole?
«Non è la prima volta che i profeti di avventure vengono scambiati per profeti di sventure. Ma in politica ognuno combatte la sua guerra, e sfortunatamente la maggior parte dei combattenti conduce guerricciole che si concludono presto con una piccola vittoria o una sconfitta. A me, invece, è toccata una guerra di lunga durata, fatta di troppe battaglie non ancora concluse».

Che cosa si aspetta da Veltroni?
«Nonostante mi abbia deluso più di una volta, mi aspetto il ripristino della democrazia e delle regole. In virtù delle qualità che come me gli riconoscono tanti italiani e la grande maggioranza del popolo di centrosinistra».

Lei insiste col referendum elettorale. Per salvaguardare il bipolarismo è disposto a sacrificare il governo e il suo amico Prodi?
«Quale sia l'ordine giusto dei valori, dovrebbe essere chiaro a tutti. Una volta, fu chiesto a De Gasperi quale sia la differenza tra uno statista e un politico. Lui rispose: lo statista pensa alle prossime generazioni, il politico alle prossime elezioni».

Perché non è mai soddisfatto? Per Franceschini lei dovrebbe essere all'osteria, ubriaco per il successo delle sue idee.
«Io per la verità, all'osteria ero quasi entrato. Ma vi ho trovato quelli che sino al giorno prima si erano battuti contro le mie idee, già ubriachi per i troppi brindisi alla mia vittoria. Ho preferito stare sobrio, rinviando la sbronza ad obiettivo raggiunto».

Vede che è un bastian contrario per principio? Anche se Mussi invita a «far subito» quel che lei propone, visto che si finisce sempre col darle retta. Ha dimenticato quando la chiamavano «Alì il chimico» perché voleva sciogliere questi partiti?
«Chiedevo lo scioglimento dei partiti esistenti. Vedo ora affermarsi, all'insegna del partito liquido, l'idea della liquidazione di tutti i partiti. Né potrei accettare, come qualcuno invece vorrebbe, l'omologazione nella categoria del partito liquido sul modello di Forza Italia».

Afef assicura che anche Sharon Stone è entusiasta di Veltroni.
«Sharon Stone la conosco solo sullo schermo. Purtroppo a noi serve il sostegno di persone in carne e ossa».