Parità: una strada ancora lunga

Beatrice Lorenzin*

La strada per il raggiungimento delle pari opportunità tra uomo e donna risulta ancora in salita. Tra le tante cifre indicate nella ricerca Eurispes spicca un dato: il 32,7 per cento delle richieste di servizi per l’infanzia non viene accolto. Le pari opportunità non possono solo limitarsi a un’analisi del mancato obiettivo di una piena parità nel mondo del lavoro e delle professioni. Infatti per raggiungere questo risultato sono necessari tre fattori: uno culturale e normativo; un piano organico di servizi a supporto delle donne; e investimenti. Il primo è stato realizzato dal governo con la riforma dell’articolo 51 della Costituzione. Per gli altri due elementi l’attuale governo ha previsto e attuato nelle manovre economiche degli ultimi cinque anni una serie di interventi a tutela della famiglia e delle donne. Dalla prima riduzione Irpef del 2003 al bonus bebè del 2004, dal nuovo sistema di deduzioni fiscali del 2005 alla applicazione degli sgravi fiscali per la ristrutturazione delle case, dall’incentivazione del part time contenuta nella legge Biagi ai fondi per gli asili nido aziendali, dalla riforma della scuola per arrivare alla manovra economica del 2006 che comprende un fondo speciale pari a 1140 milioni di euro suddivisi in bonus bebè, detrazione per spese asili nido, mutui agevolati per l’acquisto della casa rivolti alle giovani coppie senza dimenticare la detrazione sulle ristrutturazioni edilizie.
La prospettiva, però, non può essere solo nazionale, ma deve indirizzare il suo raggio anche sul nostro territorio. Qual è stata la ricetta delle amministrazioni locali guidata dalla triade Veltroni-Gasbarra-Marrazzo in tema di politiche al femminile? Veltroni, nel corso dell’incontro del 12 gennaio con il Papa Benedetto XVI ha descritto Roma come una «città senza mura che separino». Questa città non esiste, le barriere per le donne sono tante a partire da quelle dei trasporti, dalla mancanza dei servizi, dalla crisi degli alloggi, tutti ostacoli che impediscono ad una donna di poter conciliare lavoro e famiglia e che la danneggiano nella quotidianità e nella qualità della vita. Negli ultimi anni le voci di spesa del Comune di Roma guidato da maggioranze di sinistra sono sempre più sbilanciate a favore delle della politica dell'immagine e degli eventi. Certo, gli stanziamenti a favore del sociale sono stati fatti, ma i risultati ottenuti sono scarsi. Pochi e in ritardo gli asili nido costruiti, nonostante l’espansione urbanistica, mentre le liste di attesa continuano ad essere molto lunghe. Un dato per tutti: 10mila bambini in attesa di un asilo nido. Se questo significa costruire una città senza barriere e senza muri, allora questa amministrazione ha fallito, ma forse il sindaco e la sua maggioranza sono attenti più a progetti futuribili quali la Roma del 2016 piuttosto che aprire gli occhi sui disagi di oggi della capitale. Le società moderne sono capaci di creare una rete di protezione che supporti le donne nell’accesso alle professioni e questo nei paesi sviluppati compete agli enti locali. Oggi l’accesso al lavoro è una necessità, non un lusso per una donna.
Per questo è dovere della politica e della politica delle amministrazioni pensare le città come spazi geografici e temporali che pongono al centro la qualità della vita della persona. La sfida futura per Roma si gioca anche sulla capacità di modellare una città dei servizi che passa dal trasporto pubblico alla sicurezza. Una città pensato a misura d’uomo. E a misura di donna.
*Coordinatore regionale Forza Italia Lazio