«Parking Pincio, che barbarie»

«Giù le mani dal Valadier, giù le mani dai giardini del Pincio», «I barbari sventrano il Pincio, i cittadini combattono i barbari», «Difendiamo il capolavoro neoclassico Piazza del Popolo-giardini del Pincio». Sono questi gli slogan che campeggiano sui cartelli indossati da Carlo Ripa di Meana, presidente della sezione romana dell’associazione «Italia Nostra», e sua moglie Marina ieri mattina tra le 11 e le 12, davanti alla fontana di piazza del Popolo, lato Pincio.
Nel giorno in cui era prevista l’apertura dei lavori, l’associazione ambientalista torna a lanciare l’allarme contro il parcheggio di sette piani e 726 posti che sarà realizzato al Pincio, giudicato «un’opera inutile e che mette a rischio il complesso del Valadier». «La Roma neoclassica è sotto l’attacco di una gestione irresponsabile - ha detto Carlo Ripa di Meana - che vuole sventrare la collina del Pincio e riempirla di ascensori». «Le motivazioni ufficiali del progetto - prosegue Ripa di Meana - sono risibili: il parcheggio servirebbe a togliere le auto dal centro storico per pedonalizzarlo. Falso. La maggior parte dei posti auto viene venduta sul mercato e una minima è destinata all’affitto per periodi lunghi. Tutto il resto funzionerà come un magnete per nuovo traffico verso il centro». «Italia Nostra contesta le modalità con cui è stato realizzato il progetto, senza un preventivo censimento dei residenti che permettesse di stabilire il numero esatto di posti auto necessari. Secondo i dati dell’associazione, nel centro storico ci sarebbero 100mila residenti e, solo nel Tridente Babuino-via del Corso-Ripetta, circa 30mila auto. «Sfondando la collina del Pincio - conclude Ripa di Meana - non si risolverebbe nulla».
Tra i punti contestati c'è anche il mancato rispetto del «Codice Urbani», che tutela le piazze dei centri storici, e il fatto che nella collina, a 35 metri di profondità, è presente una falda idrica. Secondo l’associazione «è stata ignorata la possibilità che le paratie perimetrali del parcheggio possano provocarne un rigurgito». «I romani vanno svegliati - afferma Marina Ripa di Meana, sotto la pioggia con un eccentrico cappello di lana e il cartello. «L’idea di questa protesta è mia. Oggi festeggiamo il nostro venticinquesimo anniversario di matrimonio, dovevamo partire per Malta ma io ho voluto celebrare questo anniversario in piazza, combattendo contro i barbari».
La protesta, annunciano, sarà portata in giro per l’Europa e se necessario anche negli Stati Uniti. «Si parla di necessità di modernizzare la città - conclude Marina Ripa di Meana - ma se questo è ciò che si intende per modernizzazione, allora diventa lecito anche abbattere l’obelisco di Piazza del Popolo».