Parla Bossi: «Silvio è insostituibile Casini la smetta con queste beghe»

Intervista al leader della Lega: «A me Pier è sempre stato simpatico, ma se pensa di mettere un altro al posto del premier sbaglia di grosso. Inutile perdere tempo, solo lui ha la forza per tenere unita la coalizione»

Adalberto Signore

nostro inviato

a Oleggio (Novara)

Tamburella sul tavolo, saluta, si allarga a carezzare la guancia di una bambina riccioluta che sta in braccio al papà, si attorciglia intorno a un toscano, si allunga a becco per firmare autografi su magliette, bandane, bandiere e volantini, si stringe a pugno per sottolineare che «Casini, se pensa di sostituire Berlusconi, sbaglia di grosso». Sta tutto in quella mano destra, l’Umberto Bossi che guarisce pian piano, che certo non è ancora quello di una volta, ma migliora di giorno in giorno, lo dicono tutti e si vede: ha pure ricominciato a presentarsi ai comizi col ritardo abissale che si portava sempre dietro quando i comizi li faceva tutti i fine settimana, su e giù per le valli fino all’alba. E se non fosse per il braccio sinistro che ancora resta immobile e per quella gamba «che ancora non mi funziona bene», ecco, se si potesse misurare il leader della Lega solo sulla passione che trasmette, sulla voglia che ha di stare con la sua gente e sul travolgente affetto che la sua gente gli restituisce, diresti che davvero è come ai tempi d’oro, «quando in pochi amici siamo riusciti a creare la Lega dal nulla».
Sono le 21.30 passate quando il Senatùr arriva sotto l’enorme tendone blu che ospita la festa del Carroccio a Oleggio, pochi chilometri da Novara, accolto da molti applausi e da un unico coro («Bo-ssi-Bo-ssi-Bo-ssi»). È mezzanotte buona quando se ne va, dopo un breve comizio, una cena in compagnia di mezzo stato maggiore della Lega e una lunga coda di chiacchiere e risate tra amici. Euforico, in buona forma nonostante l’ora, Bossi ne ha per tutti: dalla «premiership indiscussa di Silvio Berlusconi», alla «forza della Lega che continua a guadagnare voti», fino a frecciate affettuose per i suoi compagni di tavolo. Per Roberto Maroni: «Voleva andare a fare il militare per tagliare la corda e lasciarmi tutti i debiti del nostro primo giornale, l’ho ripreso per i capelli. Eppoi quella volta a fare le scritte sui muri di notte... quando tua madre ha trovato l’auto tutta imbrattata di vernice ti ha detto: “Sei stato con quel disgraziato del Bossi, eh?”»). Per Rosy Mauro: «Quando va a fare la sindacalista a Palazzo Chigi ci butta dentro la passione, povero Montezemolo! Però lei è avvantaggiata, ha il fisico....». Per Roberto Cota: «Eh, se contro Papalia avessimo un avvocato come te staremmo freschi». Giù risate.
Allora segretario, cosa ne pensa del discorso di Casini a Telese e della discontinuità di cui tanto parla l’Udc?
«Penso che bisogna farla finita con queste beghe che non cambiano niente. Bisogna mettersi a lavorare sui problemi seri, preoccuparsi dell’economia reale. A Varese, dove abito io, ci sono un sacco di industrie che chiudono. Piccole e grandi, penso per esempio alla Whirpool. Sono fabbriche che mantengono migliaia di famiglie, se chiudono quelle lì tutte le chiacchiere finiscono. Ecco, questi sono i veri problemi. I lavoratori sono spaventati e quando la gente non ha più lo stipendio la situazione diventa pericolosa, altro che le solite beghe...».
Al primo punto dell’agenda, dunque, dovrebbe esserci la crisi economica?
«Da tempo avevo detto agli imprenditori e alle banche che senza quote e protezioni il futuro sarebbe stato molto duro».
La Lega, dunque, continuerà la sua battaglia sui dazi?
«Dire dazi doganali è una semplificazione. Di certo c’è che bisogna studiare uno strumento forte di protezione per i nostri prodotti e le nostre imprese rispetto alla Cina e ai Paesi asiatici. Lì, fanno lavorare senza alcuna regolamentazione bamibini, minori e operai e non rispettano le normative sull’ambiente. Insomma, sono fuori competizione. È di questo che dobbiamo occuparci al più presto, perché è questa l’economia reale che la gente incontra tutti i giorni a casa sua. È una battaglia che la Lega conduce in prima linea e pure Berlusconi farà la sua parte. La verità, però, è che servirebbe un politico che battesse forte il pugno sul tavolo dell’Ue. Ma questo, purtroppo, non c’è. E allora il popolo si deve muovere, organizziamo i pullman e andiamo tutti in gita a Bruxelles. E poi portiamo a Romano Prodi una bella cassetta con dentro le chiavi di tutte le fabbriche del Nord che stanno chiudendo, vediamo se così si sveglia».
La colpa, insomma, è dell’Europa?
«Non solo. L’errore fondamentale l’ha fatto il Wto che di colpo ha aperto le frontiere. Non è un caso che poi siano arrivate le guerre. Succede quando un popolo non è più abituato a vivere come ha vissuto. Questo è stato il primo errore, poi ci si è messa pure l’Europa».
Nella maggioranza, però, il dibattito di questi giorni verte su altre questioni.
«A me Casini è sempre stato simpatico, ma se pensa di sostituire Berlusconi con qualcun altro si sbaglia. Berlusconi è insostituibile, chi vorrebbe le sue dimissioni non sa quel che dice. La verità è che è difficile tenere assieme partiti così diversi, fatti da gente che vuole emergere e pensa solo a portare avanti i suoi interessi, è difficile riuscire a guidare una coalizione. Per farlo occorre avere una forza enorme, una storia enorme. E Berlusconi ce l’ha, lunghissima: è un imprenditore, ha le televisioni e tutto quello che si vuole. Un altro non ce la farebbe. È insostituibile, inutile perdere tempo. E comunque, Berlusconi non deve preoccuparsi: finché c’è l’accordo con la Lega le elezioni si vinceranno sempre. Perché noi portiamo un sacco di voti».
Lunedì (oggi per chi legge, ndr) si riunisce il Consiglio federale. Confermerà, come annunciato da Calderoli e Maroni, che il candidato premier della Lega è Berlusconi?
«La Lega l’ho sempre sentita dire così... (si gira verso Cota e la Mauro e ride di gusto). Eppoi devo dire con onestà che con noi Berlusconi ha mantenuto la parola data. E noi siamo gente del popolo, gente che se uno mantiene la parola noi facciamo lo stesso».
In questi giorni, però, il premier si è detto disponibile a discutere una modifica della legge elettorale in senso proporzionale. È d’accordo?
«Sento che in molti spingono in quella direzione, però alla fine quel che conta è se hai i voti o no. Ringrazio il Padreterno del fatto che la Lega ha un sacco di voti e vedo che continua a crescere. Quando vai a toccare la legge elettorale, la paura è che inizi in un modo e non sai come finisci. Sono cose che difficilmente si realizzano. Ma è mai possibile che con tutti i partiti che ci sono in giro si riesca a trovare un accordo su una questione su cui ogni formazione politica si gioca il suo futuro?».
E l’apertura del premier?
«Come al solito Berlusconi dovrà armarsi di santa ragione e santa pazienza e sentire cosa gli chiedono gli alleati. Lui deve dire di sì a tutti perché è il capocoalizione. Se non altro deve ascoltarli. Il premier ha una grande forza di mediazione: difficile sostituirlo con un politico perché i politici sono tutti legati al loro partito».
Sull’approvazione della devoluzione è ottimista?
«Sarò ottimista dopo che sarà passata. So già che dovremo litigare con tutti per mesi ma abbiamo le armi per difenderci. Abbiamo tanti voti e per fare l’accordo con noi bisogna far passare il federalismo. Anche perché l’economia duale (quella per cui si davano i soldi al Sud che comprava i prodotti delle fabbriche del Nord) non tiene più. Inutile illudersi, la riforma federalista va fatta. Altrimenti è un disastro».
E il passo successivo sarà il federalismo fiscale?
«Ma no, il federalismo fiscale è in là da venire. Ora preoccupiamoci di creare un nuovo sistema che porti al superamento dell’economia duale. Ecco, il federalismo ne è la base».
La devoluzione, è l’obiezione che fanno in molti, sfavorisce il Sud.
«Assolutamente no, è il futuro del Sud. Perché mette la classe politica davanti alle sue responsabilità, perché un’amministratore è più libero se decide con più poteri e a casa sua».
Qualche settimana fa, al Meeting di Cl c’è stato un incontro tra Roberto Formigoni e Francesco Rutelli. Qualcuno ha parlato di prove tecniche di grande centro. Che ne pensa?
«Che Formigoni e Rutelli potrebbero non essere un’accoppiata che porta voti. Il bipolarismo c’è in tutta Europa, mi pare molto difficile superarlo».
C’è un’altra coppia di cui si è parlato molto: Letizia Moratti e Umberto Veronesi. Potrebbero essere i due sfidanti per la corsa a sindaco di Milano. Chi vincerà?
«Si vince e si perde sulla base di quando si fanno le elezioni. Se si faranno assieme (Politiche e Comunali, ndr) potrebbe essere favorita la Moratti o, comunque, il candidato della Cdl. Se invece si dovessero fare più tardi, la cosa diventerebbe più difficile. Non so ancora quale candidato ci sarà, però la data sarà decisiva. Se si dovessero fare prima le Politiche si avrebbe un effetto trascinamento e viceversa. Per noi, poi, le difficoltà potrebbero venire da tutta la gente che va al mare e quindi non torna a votare. La Moratti è un degno candidato, ma bisogna tenere conto di tutte queste cose. E Berlusconi lo ha capito, perché pian piano sta diventando anche un politico oltre che un imprenditore».
Che ne pensa della riforma della Banca d’Italia?
«Sarà il tempo a dire dove è iniziata e dove finisce, nessuno può saperlo. Di fatto, qualcosa che sembrava impossibile toccare si è toccato».
Il 7 febbraio mezzo stato maggiore della Lega, tra cui anche lei, è stato convocato davanti al Gip di Verona per rispondere dell’accusa di attentato all’integrità dello Stato? Lei ha detto che queste cose «aiutano a vincere».
«È logico, se tu colpisci uno la gente si schiera sempre dalla parte di chi viene colpito, dalla parte della vittima».
Insomma, il procuratore Papalia vi ha fatto un favore?
«Be’, lo dirò dopo il processo se ci hanno fatto un favore, lo dirò dopo le elezioni».
E giù un’altra risata.