Parla la Br «pentita»: tre arresti in Toscana

Le rivelazioni della Banelli mandano in cella l’ex compagno della Lioce, che cercava nuovi militanti nei centri sociali

da Milano
Cambiavano le lire, frutto delle rapine in banca, in euro. Reclutavano nuovi adepti. Avevano perfino portato volantini di rivendicazione del delitto D’Antona nei centri sociali, fra Pisa e Roma, per studiare le reazioni delle frange più radicali del movimento antagonista. Ora Adriano Ascoli e Luigi Fuccini sono in carcere, Giuliano Pinori agli arresti domiciliari. Con un blitz corredato da sette perquisizioni a Pisa e dintorni, la Digos e la Procura di Roma pensano di aver dato un colpo mortale alle nuove Br. «In Toscana il cerchio è chiuso», taglia corto il procuratore aggiunto di Firenze Francesco Fleury.
Fuccini è una vecchia conoscenza degli investigatori. Fidanzato di Nadia Desdemona Lioce, fu arrestato già dieci anni fa per la sua militanza nei Nuclei comunisti combattenti. Nel novembre 2003, con le Br ormai scompaginate dopo la cattura della Lioce e la morte di Mario Galesi, i magistrati fiorentini erano tornati da lui, ormai libero da tempo, ma Fuccini aveva negato con forza ogni rapporto con il suo passato. A smentirlo, ora, Cinzia Banelli, la grande pentita dell’inchiesta nata per caso con il conflitto a fuoco del 2 marzo 2003. La compagna So, la cui collaborazione è stata sottolineata solo da alcuni giudici, ha raccontato un’altra storia e ha messo nei guai i tre presunti fiancheggiatori delle Br. «In particolare - spiega il capo della Digos romana Lamberto Giannini - Fuccini ha cercato la ripresa del dialogo con le organizzazioni vicine alla sinistra antagonista. Fu lui a portare un volantino di rivendicazione dell’omicidio D’Antona in una delle sedi del movimento, come esperimento per osservare la reazione dei frequentatori ed eventualmente procedere ad un nuovo reclutamento». Sempre Fuccini «avrebbe studiato «l’impatto propagandistico che una rivendicazione, verosimilmente quella dell’omicidio D’Antona, ha sortito all’interno della realtà antagonista pisana». E sempre Fuccini, nel 2002 si sarebbe dato da fare per studiare nuove azioni da compiere a Camp Darby, la grande base militare americana situata fra Pisa e Livorno.
Cinzia Banelli ha ricostruito con precisione il ruolo dei tre, il materiale informatico sequestrato ha fatto il resto. Dieci anni di sussulti terroristici sono stati così riletti e interpretati; le indagini hanno fatto capire che i Nuclei comunisti combattenti e le Brigate rosse «non erano due organizzazioni separate, ma un unico movimento terroristico nato con lo scopo di riprendere a far rivivere il patrimonio lasciato dalle vecchie Br». Basti pensare che per l’omicidio D’Antona era stata preparata una rivendicazione, nel caso l’attentato fosse fallito, con la sigla Ncc. Il professore, invece, fu assassinato, e quel giorno per la prima volta comparvero le Brigate rosse partito comunista combattente. In pratica, gli Ncc, che hanno firmato un paio di attentati dimostrativi fra il ’92 e il ’94, sono il nocciolo duro delle future Br.
La trama, però, è una sola: la figura chiave, almeno nella prima fase, è quella di Pinori, «uno dei promotori della ripresa del programma delle nuove Br» e «referente storico» dell’organizzazione; secondo il gip di Roma Carmelita Russo «è ragionevole ritenere che sia stato in qualche modo coinvolto nell’esordio offensivo dei Ncc». Nel ’95 gli Ncc vanno in crisi, con l’arresto di Fuccini e del fiorentino Fabio Matteini: Pinori «prende le redini» della cellula pisana e dà il supporto necessario alla Lioce che intanto entra in clandestinità. Non solo, è sempre Pinori a reclutare la Banelli, affiancando il proselitismo «all’addestramento con le armi e agli espropri». Nel ’97, il Pinori - a cui viene contestata solo la banda armata per gli Ncc - si allontana dalla prima linea rivoluzionaria, «senza però troncare definitivamente ogni rapporto». Anzi è a lui che le Br si rivolgono per controllare l’affidabilità della Banelli che lascia sempre più perplessi i militanti.
Proprio in quel periodo entra in scena Adriano Ascoli. «Non era un militante interno - spiega la Banelli - ma è stato il contatto della Lioce», proprio quando la compagna So veniva congelata. E dopo l’omicidio D’Antona, «ha chiesto varie volte di entrare nelle Br». Per guadagnare la fiducia dei neobrigatisti, Ascoli ha svolto, come nota il gip di Roma, «compiti significativi, come la ricerca di veicoli da utilizzare nelle rapine di autofinanziamento, attività di inchiesta, di riciclaggio, di controinformazione e non ultimo di proselitismo».