Parla la Cancelliera e le Borse vanno a fondo

I troppi «nein» del governo di Berlino affossano i listini e l’euro E cominciano ad avvelenare anche la stessa economia tedesca

La crisi del debito ha colpito la Germania, con una situazione paradossale: l’asta Bund decennali tedeschi, ottimi per definizione, mercoledì ha fatto flop: un terzo è rimasta invenduto e la Bundesbank (Buba) è intervenuta a comprare la differenza, violando il Trattato europeo che consente alla Bce e al Sebc, il sistema europeo delle banche centrali di cui la Buba è membro, di comprare i titoli degli Stati membri sul mercato secondario, mentre lo vieta all’emissione. Poco prima la Cancelliera Angela Merkel si era espressa contro gli eurobond, affermando che ne mancano i presupposti economici e legali (modifica del Trattato europeo) e si era anche espressa contro una continuazione dell’acquisto da parte della Bce di titoli degli Stati membri.

Il Trattato europeo assegna a Bce e Sebc anche la stabilità finanziaria, e l’acquisto di titoli dei Paesi in difficoltà risponde a questo obiettivo. La Germania, principale azionista dell’eurozona non può dire nein a tutto. Può violare le leggi legali, ma non le leggi economiche. Infatti gli operatori finanziari esterni all’euro stanno lasciandolo, perché temono che, con questa linea dei nein, esso possa crollare. Ciò perché senza l’Italia e la Spagna va in crisi la Francia. E ammesso che l’euro rimanga, c’è il rischio di una crisi economica nell’euro zona perchè si stanno riducendo i valori patrimoniali delle banche, che hanno titoli del debito dei Paesi membri, che perdono valore. Ciò genera una stretta del credito, che frena la crescita. Ciò è aggravato dal deflusso dai depositi bancari in euro dei grandi operatori che riduce la liquidità. Le banche dell’area euro restringono il credito ai Paesi dell’Est e dell’Africa esportando ad essi la riduzione della crescita. Ciò è destinato a ripercuotersi in primo luogo sulla Germania e sulla Francia e quindi gli investitori sono meno allettati dall’impiego in azioni ed obbligazioni europee.

Così accade che quando la Merkel dice i suoi nein, ci sia una ripercussione negativa sulle Borse, compresa quella di Francoforte. Ieri ha detto un ulteriore no agli eurobond, senza offrire altra alternativa e i mercati hanno ceduto. Qui viene alla ribalta la antica parabola dello scorpione che era sulle spalle della rana, che nuotava nel lago. La rana non voleva ubbidire a tutto ciò che lo scorpione voleva e questi, per punirla, la punse. La rana, avvelenata, morì e lo scorpione che non sapeva nuotare fece la stessa fine. Certo, il paragone vale fino a un certo punto perché molti in Germania sono d’accordo con la Merkel che più che il desiderio di punire ha quello di barcamenarsi sino alle elezioni politiche imminenti. Ma anche essa, come lo scorpione quando volle punire la rana, non si rende conto che la Germania è sulle spalle della rana dell’eurozona.

Questa é una unione fra più Stati che formano un unico mercato e che sono così interconnessi, finanziariamente ed economicamente, che non possono fare a meno l’uno dell’altro. E se va in crisi l’euro zona, va in crisi anche l’Est europeo e l’Africa eccetera. Ci sono due soluzioni, per sostenere i titoli pubblici dell’euro: consentire alla Bce di comprare senza limiti quantitativi sul mercato secondario quelli degli Stati che tendono al pareggio del bilancio, quando è necessario stabilizzarli a un tasso ragionevole, o introdurre nell’immediato gli interventi di tale natura del Fondo europeo di stabilità dotandolo di mezzi adeguati in attesa che vengano gli eurobond. Il debito degli Stati membri sarebbe convertito in eurobond per la quota massima del 60% del Pil di ognuno di essi. E questi darebbero garanzie reali del 25% per la loro quota, mettendolo in un fondo comune.

Nel primo caso c’è una maggiore espansione di liquidità, ma l’euro si risolleva col dollaro e ciò contrasta l’inflazione riducendo il costo delle materie prime importate; nel secondo c’è un maggior appello al risparmio, una maggior solidarietà europea, e un’arma in più per la Commissione europea. C’è la soluzione intermedia di far finanziare parzialmente il Fondo di stabilità presso la Bce trasformandolo in banca. Ma dire sempre nein è dannoso alla Germania oltreché a noi. Che però, come la rana, siamo anfibi e vaccinati da secolari difficoltà.