Parla Caruso: attacchiamo la Danimarca

Onorevole Caruso, che fa, adesso muove guerra anche alla Danimarca?
«Non faccia troppa ironia. È una cosa serissima».
E infatti lei ha scritto all’ambasciatore di Copenaghen a Roma e al ministero degli Esteri italiano, cioè a D’Alema, che deve intervenire presso il governo danese per protestare contro gli arresti...
«Chiedere che il governo intervenga mi pare chiedere una cosa molto semplice: che sia garantito un dovere istituzionale».
Che cosa dovrebbe risponderle D’Alema al question time?
«Casomai che cosa ci dovrebbe rispondere: perché io ho sottoscritto una lettera scritta dal mio collega Maurizio Acerbo, un deputato di Rifondazione di cui sentirete parlare mooòlto presto. E moòlto più di me».
Non si sottovaluti.
«No, siete voi che sottovalutate Acerbo. Si fidi».
Forse è lei che prende le distanze da lui dicendo che ha solo sottoscritto la sua lettera?
«Ma quando mai. Andiamo ai fatti: lei lo sa che quello che è stato definito “un centro sociale danese” è un’istituzione storica della sinistra in quel Paese?».
Ma questo che c’entra?
«C’entra, perché fra i 13 ragazzi che sono stati arrestati e ammanettati, ci sono molti che non sono, non dico pericolosi autonomi, ma nemmeno di sinistra».
E che ci facevano lì?
«Molti passavano per caso. Alcuni sono stati messi dentro solo perché portavano vestiti no-global, o perché avevano i capelli lunghi. A Bologna non è che poi sia tanto diverso».
Vuol dire che c’è in corso un’operazione poliziesca di portata europea?
«Noo... Bologna negli anni in cui i giovani si scontravano contro il Pci era una tragedia. Ora contro Cofferati è solo una farsa. Ma in Danimarca sarebbe bene che il nostro governo facesse sentire un po’ di pressione internazionale...».
Lei sa che sono giurisdizioni in cui non possiamo mettere bocca?
«Beh, non dico che possiamo infilarci nei cavoli di un consiglio municipale danese, non sono mica scemo! Ma far sentire che non possono fare quello che vogliono con dei cittadini italiani... Beh questo sì».
Lei c’era in Danimarca?
«Certo che no. Mi hanno raccontato tutto i genitori dei ragazzi che mi hanno rintracciato».
Era a Bologna forse?
«Nemmeno lì. Sono da tre giorni a Serre, in provincia di Salerno, dove sto partecipando a una occupazione contro un inceneritore».
Sempre impegnato a fare barricate?
«Ma scusi, le pare possibile che fra tanti spazi che ci sono in Campania, Bertolaso proprio dentro a un’oasi del Wwf, per di più piccolissima, gli è venuto in mente di localizzare una discarica da milioni di tonnellate?».
Lei e i no-global correte ovunque ci sia la bandiera della disobbedienza civile.
«Guardi, l’unica mente perversa è quella di Bertolaso, che vuole dislocare i rifiuti fra le lontre e gli aironi a rischio estinzione. Qui la protesta è molto pacata».
Immagino...
«Faccio sit-in insieme al sindaco di Sicignano!».
Cos’è, di Rifondazione?

«Veramente si chiama Alfonso Amato è dell’Udeur. Ha capito che adunata di estremisti che eravamo?».
C’è anche il suo amico don Vitaliano della Sala, scrive Il Corriere del mezzogiorno.
«Veramente c’era tutto il paese. Tremila anime e ieri erano tutti qui. In questo caso, molto più prudentemente che altrove, le forze dell’ordine hanno avuto l’ottima intuizione che non era il caso di caricare, contro donne e bambini».
Lo dice come se la polizia di Copenaghen dovesse imparare dal Questore di Salerno...
«Lo dico, invece, perché ovunque in Europa c’è la stessa tentazione».
Quale?
«Quella di azzerare con la forza le proteste degli antagonisti. Quella di azzerare il dissenso con i manganelli».
Pensa che la Farnesina dovrebbe scatenare una crisi diplomatica, per gli italiani arrestati?
«No. Ma visto che hanno ammanettato dei ragazzini di 17 anni per un giorno, e poi gli hanno fatto le scuse, credo che dovremmo ottenere almeno altrettanto dal governo danese. Qui la politica non c’entra. In realtà è una questione di dignità nazionale».