Parla un «casseur»: è la polizia che ci provoca

Un tranquillo muratore di 19 anni è diventato un teppista: «Reagisco alla loro arroganza»

Nostro inviato a Clichy-sous-bois
«In fondo è normale», mi dice Mourade, 19 anni, il berretto a visiera calato sulla testa mentre sorseggia una Coca Cola in un fast-food che sembra uscito da un film sull'America anni Cinquanta, ma che statunitense non è. Al contrario, è il primo fast food al 100% islamico, che vende solo carne rigorosamente halal, servita da cameriere con il velo: il Burger King Muslim a Clichy-sous-bois, il quartiere più difficile della periferia di Parigi, quello da cui è iniziata la rivolta, undici giorni fa. Il ragazzo che ho di fronte non ha l’aria di un teppista. Figlio di immigrati turchi, nato qui, ha la doppia cittadinanza. Ha studiato fino a sedici anni, poi ha iniziato a lavorare come muratore. Non è certo un disagiato.
Eppure anche lui ha partecipato ai raid. «È tutta colpa della polizia. Ci provocano in continuazione. Un paio di settimane fa hanno sparato un lacrimogeno dentro la moschea piena di gente, per stanare dei ladruncoli che secondo loro si erano mischiati ai fedeli. Non si sono neanche scusati e le autorità non si sono fatte vedere». Mourade beve un sorso e continua. «Quando uno di Clichy viene fermato per un controllo, viene insultato e maltrattato a prescindere. Ci hanno costretti ad odiarli». Ma perché questa volta la crisi è degenerata? «Perché hanno spinto alla morte due ragazzi di 14 anni che non avevano fatto nulla. Con un amico di 17 stavano rientrando a casa per cena quando hanno incrociato una pattuglia che li ha scambiati per tre rapinatori a cui stava dando la caccia. Li hanno rincorsi, loro si sono spaventati. Per salvarsi sono entrati in una cabina dell'alta tensione, due sono morti fulminati, il terzo ha le braccia bruciate. Gli agenti non hanno cercato di salvarli, non hanno chiamato i pompieri né le ambulanze, a farlo è stato l'adolescente sopravvissuto. Poi hanno dato una versione fasulla».
E allora è esplosa la collera di tutta Clichy e dei quartieri vicini. «La notizia si è diffusa in un battibaleno e abbiamo avuto tutti la stessa reazione: uscire, combattere, dimostrare che la polizia non può trattarci così». Il tranquillo muratore per una, due, tre notti si trasforma in casseur: «Ho lanciato decine di sassi contro di loro». Instancabile, irrefrenabile, in una guerra che vede opposti la Francia bianca e quella delle altre razze. I due ragazzini morti erano originari dell'Algeria e della Mauritania, quello sopravvissuto di Istanbul. I teppisti hanno le loro origini in Marocco, nelle Antille, nel Mali. «La violenza è il nostro unico modo di farci valere», mi dice Mourade. E la colpa è, ancora una volta, degli altri. Non lo sfiora l'idea che i poliziotti possano essere aggressivi perché a loro volta aggrediti e derisi dai delinquenti di quei quartieri. «Sarkozy ci ha paragonato alla feccia e ora deve pagare». Non pensa che le auto bruciate appartengono a gente come loro. Per lui la giustizia è sinonimo di violenza.