Parla col «Giornale», via dal Pdci «E ora non voto più la manovra»

Il leader Diliberto costringe alle dimissioni il senatore Rossi, in dissenso con il partito

Giuseppe Salvaggiulo

da Milano

Non è un terremoto, ma per la precaria maggioranza di centrosinistra al Senato anche uno scricchiolio può essere letale. Fernando Rossi, senatore dei Comunisti italiani, ieri ha lasciato il partito. Un gesto dettato dal rifiuto di concedergli la parola al Comitato centrale. La sua colpa: aver rilasciato al Giornale un’intervista molto critica sulla linea del partito e sulla legge finanziaria, che non ha intenzione di votare a meno di «radicali cambiamenti».
Così Rossi racconta la giornata che lo porta fuori dal partito e indebolisce ancor più il governo Prodi. «Avevo deciso di intervenire, mi sono iscritto alle 9.15, a riunione appena iniziata, proprio per avere la sicurezza di parlare. Alle 11 mi sono avvicinato alla presidenza per controllare quando arrivava il mio turno e Severino Galante (il deputato che presiedeva l’assemblea, ndr) ha tergiversato: “Parlerai più avanti”. Passata un’altra mezz’ora, sono tornato al tavolo della presidenza, ho spostato i fogli e mi sono accorto che il mio nome era stato cancellato dalla lista degli iscritti. A quel punto Galante mi ha detto: “Non parlerai, non c’è bisogno che stia qui a spiegarti perch锻.
«La goccia che ha fatto traboccare il vaso» è stato l’intervento di Diliberto. «Ha detto: “È inutile che Rossi parli, tanto quello che doveva dire l’ha detto al Giornale”. Un discorso da amministratore delegato, non da segretario di un partito democratico che deve garantire il pluralismo. Mai vista una cosa del genere, è un argomento stalinista. E poi se valesse per tutti, che dire di Diliberto che parla ogni giorno sui giornali e in televisione?».
A quel punto Rossi, già in rotta col partito per contrasti a Ferrara (e il giorno prima sottoposto a procedimento disciplinare per dichiarazioni «fuori linea») ha consumato lo strappo. Si è avvicinato al palco e ha restituito platealmente la tessera a Diliberto dicendogli solo «Ci sei riuscito a farmi lasciare il partito». Solidarietà da qualche compagno? «Certo, ma solo in privato, se no se li fanno fuori».
Fonti del Pdci commentano l’uscita di Rossi dicendo che «si assumerà la responsabilità della sua decisione». Ieri Diliberto, in un’intervista al Messaggero, aveva ribadito la sua linea di fedeltà al premier: «Prodi da noi non ha nulla da temere, siamo con lui e lo difenderemo fino all’ultimo dagli attacchi di quei potentati economici che l’hanno appoggiato in campagna elettorale convinti che avrebbe fatto il lavoro sporco con una Finanziaria da far pagare tutta ai lavoratori».
Anche se fuori dal Pdci, Rossi intende comunque «rispettare il mandato degli elettori». Per questo oggi scriverà una lettera al presidente del Senato Franco Marini chiedendogli di restare come indipendente nel gruppo Verdi-Pdci. «Se Diliberto riuscirà a impedirmelo, pazienza. In ogni caso mi sento vincolato al programma dell’Unione. E proprio per questo non posso votare la Finanziaria perché lo contraddice».
È infatti sulla manovra che Rossi, già dissidente sul rifinanziamento della missione in Afghanistan poi votata quando il governo mise la fiducia («Ma mi sono pentito, non lo farò mai più»), ha un profondo disaccordo. «Così com’è non la voto, anche se faccio cadere Prodi», ripete. «Abbiamo fatto la campagna elettorale su scuola, precari, diritti. Ora che cosa andiamo a dire ai precari, di ripassare l’anno prossimo? Perché tagliare il cuneo fiscale per tutte le imprese, anche quelle decotte? Che senso ha il tetto di 50 dipendenti sul Tfr? Prodi dice che è una Finanziaria giusta perché scontenta tutti, ma per me si è bevuto il cervello. L’obbligo di transazioni bancarie per pagamenti di cento euro? Un favore alle banche. La tassa sui Suv? Uno specchietto per le allodole, buona solo per far sfogare il popolino e far affiggere i manifesti di Rifondazione “Anche i ricchi piangono”. Ma qui è il Paese che piange... Si dovevano fare scelte coraggiose: scontenti qualcuno ma almeno hai un progetto, qui invece abbiamo tutti contro senza avere nemmeno un progetto».
giuseppe.salvaggiulo@ilgiornale.it