Parla l’indagato: «Unabomber? Non è della zona»

da Venezia

«Non ne voglio più parlare». Il procuratore della repubblica di Venezia Vittorio Borraccetti è lapidario sui test del Dna effettuati su alcune centinaia di persone, tutti con esito negativo in relazione a legami con Unabomber, il bombarolo che dissemina da 13 anni di oggetti esplosivi una zona a cavallo di Veneto e Friuli.
«Non so da dove sia venuto fuori questo numero» aggiunge, commentando la notizia riportata dal Gazzettino che parla di 1200 test effettuati anche su persone vicine a Elvo Zornitta, il pordenonese attualmente al centro dei sospetti dei magistrati.
Gli esami effettuati dagli specialisti delle forze dell’ordine, miravano a risalire alla persona che ha maneggiato, lasciando tracce di saliva, del nastro adesivo utilizzato per confezionare un ordigno, trovato inesploso nel 2000 in una confezione d’uova in un supermercato di Portogruaro (Venezia). Lo stesso Borraccetti ha più volte ribadito che il «Dna è importante e decisivo se è in positivo con i profili genotipici di un individuo altrimenti non serve». Della stesso opinione il procuratore generale di Venezia, Ennio Fortuna, secondo il quale la storia del Dna «non è influente», mentre l’importante è aspettare l’esito della prova sulla forbice.
Secondo Fortuna, lo screening può aver interessato un numero maggiore di persone perché non è stato fatto a campione ma su un piano generale. Lo screening era stato deciso anche per risalire a chi aveva utilizzato il nastro adesivo - Unabomber è stato così abile fino ad oggi da non lasciare tracce di questo tipo - e quindi scoprire il luogo da dove può essere stato prelevato. Le indagini sul Dna, tutte su base volontaria come previsto per legge, hanno riguardato dipendenti di aziende della zona d’azione del bombarolo che trattano esplosivi, armi, materiale elettronico simile a quello delle bombe ma anche ex studenti di un istituto tecnico dove si insegnavano nozioni relative a materiale esplosivo, nonché persone indagate e loro familiari. Una ricerca che lo stesso Borraccetti aveva definito obbligatoria per le indagini, ma dalla quale non ci si aspettava granché.
Ma per Elvo Zornitta, il principale sospettato dell’inchiesta giudiziaria, è il segnale che «Unabomber non vive nel Nordest. Il criminale che semina ordigni di morte non ha alcunché di familiare con i cittadini che abitano nelle province di Pordenone, Treviso e Venezia». Zornitta lo ha dichiarato in un’intervista al Gazzettino. «Il campione di persone sottoposte a Dna, scelte a caso - dice Zornitta - è alquanto significativo. Certo non risolutivo. Però il dubbio è legittimo. Io sono convinto che Unabomber venga da fuori territorio».
Intanto continuano a lavorare i consulenti per la perizia relativa all’incidente probatorio: «Nei fatti non c’è alcunché di nuovo, intanto i legali e i tecnici che mi assistono stanno lavorando seriamente. Sposo totalmente il loro metodo».
E poi l’ingegnere sotto inchiesta spara un annuncio sulla perizia sulle forbici: «Si opera perché emerga la verità ma qualche asso nella manica però c’è. Intanto vado al lavoro, torno a casa e condivido la quotidianità con i miei familiari. Gli affetti sono importanti quando si vivono vicende controverse e difficili. Sono comunque fiducioso, ma soprattutto sereno».