Parla l'Istat e subito arrivano gli sciacalli...

Sale la fiducia dei consumatori ma gli esperti vedono solo nero. In realtà la ripresa è più vicina e migliorano le aspettative per l'occupazione

Attenzione: i gufi non sono quelli dell'Istat ma certi lettori delle carte dell'Istituto di statistica. L'Istat fa i conti e le rilevazioni, li fa molto spesso, troppo frequentemente  se volete, e li diffonde al­trettanto spesso, ma sono tutte scaden­ze già previste e messe in agenda. L'im­portante Attenzione: i gufi non sono quelli dell'Istat ma certi lettori delle carte dell' Istituto di statistica. L'Istat fa i conti e le rilevazioni, li fa molto spesso, troppo fre­quentemente sarebbe un po' saperli leggere quei dati e un po' evitare di forzarli per scopi polemici.

È chiaro che pretendere già una delle due condizioni precedenti è una richiesta eccessiva (o una speranza mal riposta). E perciò anche ieri, alla diffusione (fatta in pompa magna) dei risultati del rapporto annuale dell' Istat si è scatenata la danza dei gufi. Certo, la presentazione stessa dei dati, come si è detto effettuata con grande solennitàe scialo di presenze istituzionali, non aiutava a darne una lettura esente da forzature. E qualche frasetta buttata là nel rapporto non aiutava a capire, anzi. E forse, nell'era di Internet, sarebbe meglio offrire i risultati delle indagini statistiche alla conoscenza pubblica così come sono, evitando ogni parola in più, capace solo di accrescere la confusione, da parte dell'Istituto. Perché anche un utilizzatore di internet alle prime armi, ieri, magari dopo aver sentito dell'interpretazione tragica del rapporto Istat, avrebbe potuto tentare di andare direttamente alla fonte. È facile: www.istat.it. Ieri, e c'è da immaginare anche oggi, l'apertura della prima pagina del sito, con le principali informazioni della giornata riguardo alle rilevazioni statistiche, riportava l'indagine sullo stato della fiducia delle famiglie.

Allora, uno sente in giro le notizie sulla presentazione del rapporto, tra rischi di povertà, ripresa che stenta, lavoro che manca, e pensa: le famiglie saranno perlomeno depresse e al rilevatore dell'Istat che chiede informazioni utili per compilare l'indice di fiducia l'avranno preso a ceffoni. Be’, non proprio, stando sempre all'Istat almeno. Permettetemi un po' di copia e incolla e promettete di leggere senza sbuffare le seguenti righe di linguaggio un po' tecnico-statistico. «A maggio 2011 - si legge nell'indagine Istat - l'indice del clima di fiducia dei consumatori aumenta a 106,5 da 103,7 di aprile. Il miglioramento è diffuso a tutte le componenti della fiducia: l'indice relativo alla situazione personale degli intervistati sale da 118,8 a 121,5, quello sul quadro economico generale passa da 73,0 a 77,8. Salgono anche gli indici relativi al clima futuro (da 90,1 a 93,1) e corrente (da 114,8 a 117,4). Migliorano, in particolare, giudizi e previsioni sulla situazione economica del Paese e aspettative sull'evoluzione del mercato del lavoro. Anche i giudizi sulla situazione economica familiare migliorano, mentre peggiorano quelli sul bilancio finanziario della famiglia e le attese a breve sulla situazione familiare. Recuperano i giudizi sulla convenienza all'acquisto di beni durevoli, ma diventano più negative le intenzioni di acquisto di tali beni nel breve termine. I saldi dei giudizi sulla dinamica dei prezzi al consumo e, soprattutto, le previsioni sull'evoluzione futura registrano un calo rispetto al mese precedente. Il miglioramento della fiducia è diffuso, anche se con diversa intensità, a tutto il territorio nazionale: l'aumento è particolarmente marcato nel Nord-Est e nel Centro, più moderato nel Nord-Ovest e, soprattutto, nel Mezzogiorno ». Avete appena letto (grazie per il piccolo sforzo) un quadro realistico e completo sulla situazione economica italiana. C'è tutto ed è aggiornato davvero a pochi giorni fa. Ma non erano parole adatte alla danza dei gufi (anche se contenevano qualche indicazione preoccupante, temperata però dalla rilevazione sulla crescita della fiducia).

E quindi la fiera delle dichiarazioni ieri è partita dalla presentazione del rapporto Istat 2010, andandoci ovviamente a pescare, in un mare di analisi, solo quelle che, lette in modo forzato, potevano prestarsi allo scopo. Vuol dire che si è preferito riferirsi a dativecchi invece di analizzare gli ultimi usciti ( e pochi giorni prima c'era stata la rilevazione, anch'essa positiva, sull'andamento degli ordini e del fatturato dell'industria). Non sembra un modo di procedere intelligente. E soprattutto fa male agli stessi dati statistici. Quel bene comune di conoscenza che il presidente dell'Istat ieri ha nuovamente detto di voler difendere. Ecco, forse dovrebbe difenderli da certi presunti amici e sostenitori.