Parla mamma Di Nella: «Non sarò a Villa Chigi»

Paolo Di Nella, attivista politico del Fronte della Gioventù (organizzazione giovanile del Msi), venne aggredito alle spalle da due autonomi nella notte tra il 2 e il 3 febbraio 1983 mentre affiggeva manifesti in piazza Gondar. Si batteva per restituire al suo quartiere il parco di Villa Chigi. Morì dopo sette giorni di agonia. Il suo fu l’ultimo omicidio politico degli anni di piombo. Oggi in memoria di quel sacrificio, il Comune intitola a Paolo un viale di quella Villa che solo da poco è stata riqualificata e restituita ai romani. Ma la signora Liliana, madre di Paolo, non sarà presente alla cerimonia di intitolazione.
Perchè signora Di Nella?
«L’iniziativa di apporre a Villa Chigi una targa in memoria di mio figlio è sicuramente lodevole. È stato più che apprezzabile l’intervento del Sindaco Veltroni e del presidente del II Municipio Saccone in occasione dell’inaugurazione della Villa: occasione nella quale è stata ricordata la figura di Paolo e l’impegno da lui profuso nelle battaglie sociali».
Allora qual è il problema?
«Non vorrei che ci potessero essere tentativi di strumentalizzazione del nome di mio figlio. Il problema dei militanti caduti è che si tende sempre ad etichettarli e ad usarli per scopi personali».
Paolo oggi con chi starebbe?
«Voglio esser chiara: le idee di Paolo non corrispondono a quelle che oggi professano alcuni ragazzi di allora. Molti di loro hanno fatto dei percorsi in cui mio figlio, oggi, non si riconoscerebbe. Non c’è nessun partito attualmente che possa appropriarsi del suo nome o che a mio avviso meriti quell’impegno e quel sacrificio».
Quale cerimonia avrebbe voluto per ricordare Paolo?
«Un clima di semplicità, senza alcuna teatralità perché questo non faceva parte del suo stile. La vorrei senza retorica e senza manifesti. Comunque, quello che mi sta a cuore è altro. Spero che mio figlio, oltre ad essere ricordato nel marmo di una targa, sia anche presente nelle menti di chi dovrebbe adoperarsi per perseguire un atto di giustizia e nella coscienza di chi ha stroncato la sua giovane vita».
Perché gli assassini di Paolo non furono presi?
«Non è esatto. Fu fatto un identikit da Daniela Bertani, la ragazza che era con lui al momento dell’aggressione e uno dei due aggressori fu arrestato e interrogato. Ma poi la magistratura non è andata fino in fondo, come era già avvenuto per l’omicidio di Francesco Cecchin che nello stesso quartiere, il Trieste Salario, militava con Paolo e che fu assassinato in circostanze analoghe. L’avvocato Bruno Guglielmetti sta lavorando per far riaprire il caso di Paolo. Sarebbe il modo migliore per onorare la memoria di mio figlio».
Si aspettava più attenzione dal centrodestra verso i caduti degli anni di piombo?
«Francamente non mi aspettavo niente perché alcuni valori e comportamenti che contraddistinguevano quel mondo ideale sono stati abbandonati».
Però la violenza politica di quegli anni fortunatamente non c'è più.
«È vero, ma potrebbe tornare. Un imbecille può sempre saltar fuori. Purtroppo la violenza fa parte dell’essere umano».
Lei non andrà a Villa Chigi ma apprezza la targa in memoria di Paolo?
«Quando si parla di lui il dolore per me e per i suoi veri amici c’è sempre, ma mi fa comunque piacere che venga ricordato».