Parla il medico di don Baget Bozzo: «Non ho colpe nella sua morte»

Genova«La ricostruzione dei fatti è assolutamente lontana dalla realtà e in larga parte fantasiosa». Sono passati cinque giorni da quando è esploso il caso Baget Bozzo e da quando una denuncia per omicidio colposo lo ha trasformato nel principale imputato per la morte del sacerdote politologo.
E a cinque giorni di distanza, Patrizio Odetti, primario di geriatria all’ospedale San Martino di Genova, che secondo l’esposto presentato in Procura dalla cugina di don Gianni avrebbe sottovalutato le condizioni fisiche del religioso a pochi giorni dal decesso, decide di rompere il silenzio. Lo fa davanti alle telecamere di News Mediaset, alle quali confida che nulla di quello che è stato scritto e detto sinora ha un fondamento. «Respingo la ricostruzione che è stata fatta fino a questo momento. Spero di parlare quanto prima con un giudice per fornire una ricostruzione dei fatti più vicina alla realtà», spiega il dottore. Lui, il contestato erede universale del testamento di Baget Bozzo, precisa però di non esserne stato il medico curante. «Più che medico curante, io ero un amico. Lo conoscevo dal 1970 e facendo io il medico, lui mi chiedeva consiglio molto spesso sulle terapie che colleghi assolutamente di primo livello - a seconda dei sintomi anche cardiologi o neurologi - gli prescrivevano».
E il secondo testamento olografo di don Gianni più favorevole alla famiglie (che comunque ha ricevuto un appartamento e 750mila euro, mentre ad Odetti sono andati alcuni immobili e i proventi dei diritti d’autore) e alla Curia genovese? «Io non l’ho mai visto - assicura Odetti -. Non parlavo mai di questioni economiche con lui. Ho appreso dal notaio di essere un erede, la mia quota comprendeva una parte degli immobili e lui mi aveva anche lasciato il compito di sistemare i diversi legati per amici e collaboratori».