Parla il ministro Scajola: "Vi spiego tutto, non me ne vado perché sono senza colpe"

Parla il ministro nella bufera: "Mai preso assegni dall’uomo di
Anemone, la casa l’ho pagata con un mutuo. Nessuno può dire il
contrario. E se lo fa, mente. Pronto al faccia faccia con chiunque dica il contrario&quot;. <a href="/interni/berlusconi_attaccano_claudio_colpire_tutto_governo/01-05-2010/articolo-id=441984-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>Berlusconi</strong></a>: &quot;Attaccano Claudio per colpire tutto il governo&quot;

Ministro Scajola, si dimette un’altra volta?
«In questa occasione non faccio come nel caso di Biagi, non me ne vado. Altrimenti sembra che mi hanno beccato con il sorcio in bocca. Io non ho colpe e non faccio decidere da una campagna mediatica il ruolo che devo svolgere come ministro della Repubblica. Non scappo».
Ma i giornali pubblicano diverse testimonianze secondo le quali le sarebbero stati forniti 900mila euro, frazionati in ottanta assegni, per comprare una casa a Roma.
«Non ho alcun problema a raccontarle la verità ed è molto semplice. Sono assolutamente certo che nessuno può aver detto questo, perché non è vero».
Lo sostengono l’architetto Zampolini (factotum dell’imprenditore Anemone) e le sorelle Papa, che le hanno venduto l’immobile.
«Le dico sin d’ora che sono pronto ad un faccia a faccia con chiunque insistesse con questa tesi e sono certo che verrebbe confermata la verità che sto dicendo. Alla stesura del rogito ho pagato la somma pattuita pari a 610mila euro con mutuo acceso con il Banco di Napoli».
Lo ha ancor in essere il mutuo?
«Come è facilmente dimostrabile continuo a pagarlo».
Sempre dalle indiscrezioni di stampa emergerebbero altri 200mila euro che lei avrebbe pagato in contanti, come una sorta di preliminare?
«No. Confermo tutto quello che le ho detto. Tutto il resto si legge sui giornali. Ci sarà un giorno che ci sarà la chiarezza che auspico».
È vero che le due signore Papa le hanno venduto un immobile vista Colosseo nel 2004?
«L’appartamento è di fronte al Colosseo, zona colle Oppio, si tratta di un ammezzato».
Un ammezzato?
«Sì, una bella casa, ma non più di un mezzanino in uno stabile degli anni ’60, in condizioni non ottimali e senza alcuna terrazza. Ed ero talmente convinto di avere fatto un buon acquisto che come si legge oggi sul Fatto, Lori Del Santo che ha un attico nello stesso palazzo, ricorda di quando io le dissi di aver fatto un buon acquisto».
Quanti metri?
«180».
610mila euro per 180 metri quadri, non le sembra poco?
«Mi sono documentato in questi giorni. Basta fare una rapidissima indagine sui prezzi degli immobili a Roma in quel periodo, nel 2004, e si vedrà come il prezzo da me pagato sia in linea con quello di mercato per un immobile di quel tipo in quella zona».
Ma ritorniamo al punto. Le signore Papa, si legge nell’informativa del Nucleo di Polizia Tributaria di Roma, dicono che gli assegni, ben 80, li avrebbe tirati fuori lei. Anzi consegnati lei.
«Confermo nel modo più assoluto di non essere a conoscenza di quanto mi dice. Ho appreso dell’esistenza di questi 80 assegni in questi giorni sui giornali. E d’altra parte non riesco a capire perché sarebbero stati versati a mia insaputa».
Ma ci sono dichiarazioni delle due signore anche nel verbale di cui il Giornale è in possesso.
«Non conosco il contenuto dei verbali di cui mi parla, e mi stupisce che le signore abbiano potuto fare dichiarazioni di questo tenore».
Ma qualcuno dunque dice una clamorosa bugia?
«Ripeto che sono sicuro che in una verifica verrebbe confermata la verità che sto dicendo. Fino alle estreme conseguenze».
Cosa vuol dire?
«Che io ho intenzione di tutelare la mia onorabilità».
Lei nega dunque di avere consegnato e trattato quegli 80 assegni, ma anche la seconda implicita accusa, quella di avere commesso un’evasione fiscale?
«Nessuno, come lei sa, mi accusa di nulla perché io non sono indagato».
Potrebbe esserlo nei prossimi giorni.
«E perché mai se la verità è quella che dico? E poi sarebbe già stato fatto».
Non penserà che è tutta un’invenzione dei giornali?
«So che c’è un’inchiesta in corso. Le uniche cose che so sono solo quello che leggo sui giornali e che mi riguardano».
Lei ha conosciuto Anemone, l’imprenditore oggi in galera e che secondo le ricostruzioni avrebbe creato la provvista di 900mila euro per quegli 80 assegni?
«L’ho conosciuto da ministro dell’Interno, la sua impresa stava mettendo in sicurezza l’alloggio di servizio (del ministero».
E aveva anche il Nos, il nulla osta sicurezza, per fare le opere più delicate?
«L’ho conosciuto, ma si figuri lei se potevo sapere che patentini avesse. Io non ho mai dato appalti a chicchessia, perché non è un compito di un ministro».
E chi li dà?
«Le singole amministrazioni hanno le proprie strutture».
E l’architetto Zampolini, che materialmente avrebbe nella sua banca cambiato i contanti di Anemone in assegni circolari, lo conosce?
«Erano già due anni che avevo mollato il ministero dell’Interno e abitavo in albergo. L’ingegnere Balducci, provveditore alle opere pubbliche del Lazio che conoscevo da tempo e di cui avevo grande stima, si offrì di cercarmi casa a Roma. Immagino che Balducci chiese a Zampolini di selezionare alcune possibili soluzioni, tra cui poi quella scelta. Era un buon acquisto, anche perché le due sorelle proprietarie volevano vendere rapidamente perché intendevano andare a vivere fuori Roma».
Sì però questi signori si sono poi rivelati come una cricca di affaristi all’ombra degli appalti della Protezione civile.
«Le ripeto: Angelo Balducci era il provveditore ai lavori pubblici del Lazio, era una persona molto stimata a Roma, aveva conseguito grandi meriti per il giubileo del 2000. Aveva una considerazione super partes. Tanto è vero che durante il governo Prodi aveva ottenuto un importante incarico a Palazzo Chigi. Per la conoscenza che io ne avevo il giudizio era confermato. Di quello che è successo dopo non so dirle. Questa inchiesta della Protezione civile non l’ho seguita».
E allora tutta questa vicenda è una grande balla?
«Io non posso credere che una vicenda giudiziaria sia basata sul nulla. Dovranno valutare magistrati competenti e se ci sono responsabilità, sanzionarle. Per quanto mi riguarda, ho la coscienza a posto».
Però ora non ci dica che è tutta colpa dei giornali?
«Non ce l’ho con i giornali, ce l’ho con chi ha fatto trapelare notizie violando le leggi, alzando un polverone che alimenta un processo pubblico senza possibilità di difesa. Certo è che se i giornalisti seguissero anche essi le regole e verificassero meglio il nostro Paese sarebbe migliore. Ho anche letto che la casa era di mia figlia. Ho letto tutto e di più. Io credo che i processi si debbano fare nelle aule giudiziarie e non sui media. E che comunque si debbano fare nei confronti degli indagati non nei confronti dei testimoni».
Lei è un testimone?
«Sì, non sono indagato. Il pm ha chiesto di sentirmi come persona informata dei fatti, e ho proposto al giudice un incontro a breve compatibilmente con i miei impegni di governo».
Come valuta le reazioni politiche?
«Con grande piacere ho avuto una partecipazione solidale e vastissima alla mia sofferenza, che un po’ mi rincuora. Qualcuno si è accorto che da due anni svolgo il ruolo di ministro dello Sviluppo economico facendo qualcosa di buono per il mio Paese».
E da parte dell’opposizione?
«Mi pare abbia avuto una posizione molto responsabile e da alcuni singoli mi sono arrivate telefonate di solidarietà che mi hanno fatto piacere».