Parlamentari liguri all’ora della verità

Paola Setti

Impietosa quasi incresciosa, la situazione. Esimi avvocati, liberi professionisti e politici di lungo corso costretti a veder le proprie sorti appese al filo di quella parolina pure bruttarella, «opzione», che a seconda di come opteranno i capilista, loro, popolo dei primi fra gli ultimi non eletti, diverranno o meno deputati e senatori.
Speravano che l’ora ics scattasse oggi, a un certo punto della giornata, con la sospirata telefonata, dall’altro capo del filo una voce a pronunciare l'auspicato «fai le valigie perché domani devi essere a Roma», oppure il temuto «disfa le valigie perché resti a casa». Tutto meglio di questo tormento e invece no, l’attesa potrebbe prolungarsi. Dice infatti la legge che un parlamentare eletto in più circoscrizioni ha tempo per optare per una di esse fino all’ottavo giorno dopo l’ultima proclamazione da parte delle Corti d’Appello. Siccome l’ultimo deputato è stato proclamato lo scorso 24 aprile, i plurieletti hanno tempo per scegliere la loro circoscrizione fino al 2 maggio. È il caso di tutti i leader dei partiti, a cominciare da Silvio Berlusconi, che risulta eletto in tutte le 26 circoscrizioni, e da Romano Prodi, che conta 15 elezioni. Una volta che sceglieranno in quale circoscrizione vogliono essere eletti, scatterà lo scorrimento della lista verso in basso. Ma il funzionamento delle Assemblee non viene inficiato, almeno fino al termine del 2 maggio, dalla mancata opzione degli eletti. Oltre al danno la beffa, se un deputato ritardasse a comunicare la sua opzione oltre il termine del 2 maggio, la Camera gli assegnerebbe un seggio con sorteggio.
In Liguria è ansia per gli azzurri candidati a Montecitorio Gabriella Mondello e Roberto Cassinelli, in attesa di sapere per quale regione opteranno Silvio Berlusconi e Claudio Scajola. Per il diessino Aleandro Longhi, il cui ingresso alla Camera è legato alla decisione di Ermete Realacci. Per Egidio Banti della Margherita, che attende la doppia rinuncia al seggio ligure da parte di Lamberto Dini e Luigi Zanda per entrare a palazzo Madama. E per Vittorio Adolfo, un futuro da deputato legato a Pier Ferdinando Casini e a Lorenzo Cesa.
Sono in buona compagnia di chi sta peggio: Gabriella Badano dei Verdi dovrà attendere mesi forse anni, per sapere se il seggio sia il suo o di Sabina Rossa, nel frattempo però sarà la figlia di Guido a entrare al Senato, perché la Corte d’Appello di Genova si è lavata le mani del suo ricorso inoltrandolo alla giunta delle elezioni di palazzo Madama, i cui tempi sono biblici. Haidi Giuliani scoprirà soltanto il 20 luglio, quinto anniversario della morte del figlio Carlo al G8 di Genova, se Gigi Malabarba manterrà la promessa e le lascerà il seggio in Senato. I Ds poi giocano a domino: se Graziano Mazzarello il neo senatore diventerà sottosegretario, al suo posto entrerà Lorenzo Forcieri. E se anche Lorenzo Forcieri verrà nominato sottosegretario in aula entrerà Giovanni Rainisio.
D’altronde, suvvia, sempre meglio la lunga attesa che la rabbiosa esclusione dopo aver tanto sperato. C’è infatti chi, come Ignazio La Russa di An, sulla carta deve ancora optare, ma ha già comunicato la sua decisione di restare in Liguria, con buona pace dello spezzino Giacomo Gatti. Là dove l’inclemenza è bipartisan, la stessa cosa accade in casa dei Comunisti italiani, dove il «foresto» Iacopo Venier non lascerà il posto alla Camera al segretario genovese Giorgio Devoto. In verità, se pure per scaramanzia non abbiano ancora brindato, sono in molti ad avere più di una certezza, Gabriella Mondello ha già fatto la messa in piega, Longhi ha già cambiato la cravatta. Il vero caso aperto è quello di Roberto Cassinelli l’avvocato coordinatore metropolitano di Forza Italia. Il suo destino di parlamentare dipende da Claudio Scajola, che potrebbe scegliere la Puglia lasciandogli il posto. Ieri il ministro era a genova per Euroflora e ha spiegato che trattasi di decisione che verrà presa oggi «valutando diversi scenari. Quelli che hanno delle opzioni da esercitare lo faranno insieme a Berlusconi per definire cosa è meglio fare». Cassinelli l’ha presa con la consueta classe: «Sarei disumano se dicessi che non ho la minima curiosità di sapere che cosa mi aspetta. Per fortuna però posso concentrarmi sul mio studio di avvocato. Anzi, per cabala venerdì 28 ho già fissato appuntamenti per l’intera giornata, almeno se sarò escluso non avrò tempo di pensare alla sofferenza».
La prima seduta di Camera e Senato è fissata domani mattina. All’ordine del giorno la costituzione dell’ufficio provvisorio di presidenza e della giunta delle elezioni provvisoria, la proclamazione dei deputati e l’elezione del presidente. Chi c’è c’è, chi non c’è ci sarà il 2 maggio o mai più.